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VACANZE NEVE

Le vacanze sulla neve non sono il capriccio dei ricchi, ma un fatturato importante per il settore

Se le cose non cambieranno prima di Natale e permarrà il divieto di andare in montagna a sciare, il settore sciistico e alberghiero perderà il 70% del fatturato e non ce lo possiamo permettere.

Parliamoci chiaro, non possiamo permettere che il settore sciistico e alberghiero di tutto l’Arco Alpino perda 12 miliardi di introiti . In Italia gli impianti di risalita sono 2.200, il 95% sono associati Anef, l’Associazione nazionale degli esercenti funiviari.  Le piste di sci sono 3683, per un’estensione di 6700 km; per lo sci di fondo invece si parla di 239 anelli per una lunghezza di 1926 km. Il comprensorio più grande nello sci di discesa è quello del Dolomiti Superski, 1200 km di piste e 450 impianti di risalita, numeri che lo pongono al top nel mondo. La Vialattea in Piemonte conta 400 km di piste e 63 impianti, Breuil Cervinia 322 km di piste e 52 impianti, mentre la sola Cortina conta su 120 km di piste e 29 impianti.

L’ indotto della filiera dello sci

La filiera legata al turismo invernale e’ molto ampia e va dall’aspetto puramente sportivo all’ospitalità. Sono tante le categorie che subirebbero un pesante deficit in caso di parziale o addirittura mancata apertura della stagione sciistica 2020/2021.

Comparto sportivo: lavoratori impianti a fune, personale cassa skipass e amministrazione, addetti alla pista (gattisti), maestri di sci (400 scuole in Italia, 14.000 maestri e 1,7 milione di allievi nella stagione 2019/2020), skimen, noleggiatori di attrezzatura (sci, snowboard, ciaspole), guide alpine, guide di media montagna, organizzazioni gare e manifestazioni di vario genere.

Logistica (hotel, case private, appartamenti, B&B, residence): personale reception, amministrativo e accoglienza nelle strutture alloggiative, cuochi, aiuto cuochi, camerieri, cameriere ai piani, pizzaioli, baristi, disc jockey, addetti alle pulizie delle strutture, estetiste, parrucchiere, personale che lavora nelle baite lungo le piste da sci e apres ski, addetti al trasporto dei clienti (shuttle, noleggio con conducente, skibus).

Attività commerciali: personale di negozi che vendono abbigliamento invernale, alimentari stagionali, ristoranti, bar, pub, discoteche, negozi souvenir, distributori di benzina, imprese artigiane.

La voce dei gestori degli impianti

Noi auspichiamo che in caso di apertura prima di Natale vengano ripristinati i collegamenti tra le regioni, aggiunge Valeria Ghezzi . Forse Veneto, Piemonte e Lombardia potrebbero aprire e limitare le forti perdite, con i loro residenti,ma non saprei come potrebbero fare Friuli Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta che sono territori prettamente turistici”.

La voce delle diverse regioni interessate

Friuli Venezia Giulia

Le stazioni sciistiche friulane sono Tarvisio/Monte Lussari, Ravascletto/Zoncolan (notevole crescita delle presenze nella stagione scorsa), Sella Nevea che offre un collegamento con la Slovenia, Piancavallo, Forni di Sopra/Sauris e Sappada. I comprensori montani friulani rischiano di perdere importanti numeri del turismo estero che in inverno sfiorano il 50% delle presenze.

Il blocco dell’Est, a partire dalla vicina Slovenia fino ad arrivare alla Polonia, nell’inverno ormai alle porte rischia di essere il grande assente. Il turismo italiano proviene maggiormente dal Veneto ma anche dall’Emilia Romagna, Lombardia e Toscana

Veneto

In Veneto oltre il 90% del turismo invernale e’ concentrato in provincia di Belluno. Localita’ ‘Regina’ e’ sicuramente Cortina d’Ampezzo, la ‘Perla delle Dolomiti’, il centro sciistico dal sapore d’antan che nel 2026 tornera’, a distanza di 70 anni, citta’ olimpica (questa volta assieme a Milano).

In base alle statistiche del turismo, ogni persona spende durante la stagione invernale mediamente 136 euro al giorno (125 in estate). Il 60% della spesa riguarda il pernottamento, il 30% la ristorazione e il 10% servizi vari. Prima del lockdown (gennaio e febbraio) sulle Dolomiti venete e’ stato registrato un incremento pari al 17% nelle presenze (825.721) rispetto all’anno precedente.

Trentino

Una regione di montagna molto frequentata dal turista italiano e’ il Trentino, particolare la Val di Fassa e Madonna di Campiglio. Nella vallata ladina, culla di antiche tradizioni, pernottamenti nell’inverno scorso sono stati 2,2 milioni. Secondo una stima a livello provinciale ogni persona spende 130 euro al giorno. Il turismo nazionale e’ pari al 60% e di esso il 70% proviene da Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Il restante 40% riguarda flussi esteri.

Alto Adige

L’Alto Adige e’ la destinazione dove il turismo e’ storicamente piu’ straniero che italiano. Nella stagione terminata ad aprile il numero dei pernottamenti e’ stato pari a 9,7 milioni per un calo del 22% rispetto a quella precedente (da novembre a febbraio presenze erano +9,9%). Nella stagione invernale 2019/2020 il numero di ospiti tedeschi si e’ avvicinato al dato di quello degli italiani.

Dalla Germania le presenze sono state 3,6 milioni, ovvero un calo del 30% mentre quelle italiane sono state 3,5 milioni (-12,8%). Forte la riduzione degli ospiti svizzeri (-40%). L’unica nazione che ha registrato una crescita nell’inverno scorso e’ stata la Norvegia con quasi 26 mila presenze (+36%). 

Valle d’Aosta

E’ la regione di montagna piu’ piccola d’Italia ma che produce numeri molto elevati. Attualmente l’unica stazione sciistica operativa, aperta solo ai sciatori professionisti a seguito delle restrizioni, e’ quella di Cervinia. Gli altri comprensori sciistici sono a Courmayeur, La Thuile (collegamento con la Francia), Monte Rosa-Gressoney (Champoluc) e Pila. Lo scorso inverno le presenze (pernottamenti) complessive sono calate del 24,4% attestandosi su un milione e 286 mila presenze.

Restando alla precedente stagione dello sci, le presenze italiane sono state 634.411 per un calo rispetto all’anno precedente del 17%. La regione con le maggiori presenze resta la Lombardia (237.886 nel 2020). Per quanto concerne le presenze straniere – in Valle d’Aosta arrivano turisti da tutto il mondo – il Regno Unito svetta con 203.299 presenze (nel 2019 erano 295.592). Nell’estate 2020 le presenze sono crollate del 35% attestandosi su 991.561. Netto il calo dei turisti italiani, -23,8% e ancor piu’ forte quello straniero (oltre -64%). Dimezzate le presenze di svizzeri e francesi, al 66% quelle degli olandesi che da 53.193 sono scesi a 18.066.

Piemonte

Il comprensorio sciistico piu’ vasto del Piemonte e’ la ‘Via lattea’ che comprende Sestriere, Sauze d’Oulx, Oulx, Sansicario, Cesana, Pragelato e Claviere. Sulle montagne piemontesi preoccupa già la quasi certa perdita della clientela straniera che è il 45% del fatturato della stagione invernale.

Da metà gennaio a fine febbraio i turisti sono prevalentemente esteri – dal Brasile alla Cina, dagli Stati Uniti alla Scandinavia – e sono il 70-80% della clientela. A livello italiano a recitare la parte del leone sono i vacanzieri di Lombardia e Liguria (da alcuni anni e’ chiusa la stazione sciistica di Monesi di Triora). I lavoratori stagionali impegnati nel comprensorio sono oltre 4.000. Secondo i vertici del comprensorio ‘Vialattea’ il problema dei costi legati alle operazioni di sanificazione – 7.000 veicoli tra skilift, seggiovie e cabinovie – “si proietteranno sul costo del biglietto, 1-2 euro in piu'”.

Come potete notare la situazione non è affatto rosea. Se permanesse la chiusura degli impianti sciistici in queste regioni, l’economia sarebbe davvero messa in ginocchio.

C’è da augurarsi che chi vieta in nome della tutela della salute, sia ben consapevole dei costi/benefici di ciò che sta facendo, se poi i paesi attigui alle nostre frontiere come AUSTRIA e SVIZZERA tenessero gli impianti aperti e i nostri sciatori pensassero di fare le vacanze all’estero, dovrebbero poi incorrere in 15 giorni di quarantena al ritorno. Provvedimento probabilmente efficace per bloccarli, ma assai poco liberale e poco degno di una Europa senza frontiere.

Manuela Valletti

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diego maradona

Addio Diego

Insieme a Diego Maradona oggi è morto il calcio. Quello vero, basato sulla fantasia, la classe, l’impossibile che diventava possibile. A vederlo non sembrava potesse essere il più grande calciatore del mondo. Piccolo, un po’ tozzo: non aveva l’eleganza di Van Basten, la raffinatezza di Platini, la potenza di Gullit, il fisico di Cruijff. Eppure…e qui ora riporto quello che scrissi nel libro “Centonovantesimi – Le 100 partite indimenticabili del calcio italiano”: “Eppure quel piccolo argentino, così simile a uno scugnizzo partenopeo, in campo incantava come nessun altro. Forse solo Pelé, perlomeno tra gli assi del dopoguerra, era riuscito a mostrare delle giocate paragonabili alle sue. Diego era un funambolo del pallone, un giocoliere del calcio. I suoi colpi erano sempre imprevedibili, irresistibili. Come quando, ai Mondiali del 1986 in Messico, fece due gol all’Inghilterra. Uno, fantastico, partendo dalla sua metà campo e dribblandosi mezza squadra inglese. Un altro, colpendo la palla con la mano. Poi, serafico, dichiarò: “E’ stata la mano di Dio…”.
Molti l’hanno criticato per la sua vita privata e per certi atteggiamenti fuori dalle righe. Gianni Minà, suo amico ed estimatore, lo ha così difeso: “E’ stato un genio perché ha riassunto in sé un milione di contraddizioni. Se fosse stato un atleta virtuoso, forse in campo non si sarebbe espresso con il folle genio di cui era capace (…). Con la scusa che era un ex campione di calcio si è detto che doveva essere un grande esempio per i giovani. Beh, questo è il massimo dell’ipocrisia: in un mondo dove girano montagne di miliardi si vorrebbe che il calciatore fosse un simbolo e si facesse portatore di certi valori. Ripeto: ipocrisia allo stato puro (…). Diego Armando Maradona è un ragazzo che non ha saputo gestire la vita. Quello che mi auguro è che riesca a ritrovare l’equilibrio con la stessa magia con cui giocava a calcio”. Quell’equilibrio Diego non l’ha mai più trovato. Ci rimane però per sempre negli occhi la magia ineguagliabile con cui accarezzava il pallone. Ad accarezzare lui ora sarà la “mano de Dios”.

Davide Grassi

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GABRIELE MISSAGLIA recensione libri

LIBRI RECENSITI da Gabriele Missaglia

Iniziamo una collaborazione con i nostri giornali Gabriele Missaglia, che abita in Valle, a Dizzasco, e che ho avuto modo di apprezzare presentando due suoi romanzi, IL DIARIO e PIETRO E LA PIANTAGIONE, a Villa Turconi a Lanzo in Alta Valle. Gabriele è un ragazzo innamorato della scrittura tanto è vero che oltre a scrivere lui stesso, legge moltissimo. Questo gli consentirà di recensire i libri che presenteremo e di dare qualche suggerimento per gli acquisti. Grazie Gabriele

Manuela Valletti

ecco GABRIELE MISSAGLIA alla fiera del libro lo scorso anno

Il primo libro che ci presenta Gabriele è IL SEGRETO DI GRETA di Oreste Coletta

Tra i libri che ho apprezzato di più questo mese, c’è di sicuro il @ilsegretodigreta. Se volete sapere il perchè, ve lo spiego subito, visto che sono riuscito a terminarlo..

Si tratta di un romanzo composito, le cui diverse parti sono intrecciate nella persona del protagonista, un detective privato, il cui acume è secondo solo a quello di Conan, di Scherlock Holmes o di Sheldon Couper.

Ok, secondo me, questo è sempre un rischio: perchè se da un lato un protagonista perfetto ti può far innamorare del personaggio fino a trasformarti in un suo tifoso, da un lato può suonare poco verosimile. Ma nel caso del Segreto di Greta si prova tutto un ventaglio di emozioni nel vedere il detective fare attività di spionaggio, infiltrarsi in feste della malavita e giocarsi tutto sul rosso alla roulette. Insomma, dal punto di vista del coinvolgimento: chapeau.

Di grande interesse però anche la trama, che nel dispiegarsi delle indagini si fa sempre più profonda tanto da sembrare un pozzo che attinge direttamente dalla nostra anima. Il perchè? Semplice, al di là delle note di folcrore del detective privato, figo ricco e mega genio, c’è un problema di fondo: un rapimento di una bambina: Greta. Attorno a questo rapimento, si apre il dilemma della definizione di famiglia, per la quale il protagonista, la bambina e pure il lettore è costretto a fare i conti con sè stesso chiedendosi cosa sia un papà o una mamma: l’essere genitori dipende solo da una funzione biologica? Oppure è un fatto di esperienze e di crescita a definire il ruolo di padre/madre? Ma se anche fosse così, come si può cancellare la somma dei dna che ti hanno generato?

Insomma, domande di un certo spessore considerando quale ne può essere il portato.. Quanto alla scrittura, è buona, scorrevole, dalla prospettiva di uno scrittore c’è pure da rubare, quindi big up. La penna dell’autore è sicura, determinata, conosce i suoi mezzi e ha un’esperienza diretta di quello che descrive: passa senza difficoltà da scene riflessive a scene di azione, rendendo la lettura un giro sulle montagne russe, che permette di apprezzare il romanzo dalla a alla z.
Unica nota a margine, la forma del testo non è super perfetta: ma cosa lo è nella vita? Venendo alla sentenza: consigliato, che lo ha letto pure la mia vecchia e ne è rimasta entusiasta.

Gabriele Missaglia

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sinfonie campestri valle intelvi valli poetiche

“SINFONIE CAMPESTRI”, aspettando la primavera…

Torneranno i prati a fiorire. Aspettando la primavera, il verde brillante delle giovani erbe, pari solo a quello della nostra speranza di poter uscire all’aria aperta, senza limitazioni dovute alla pandemia, impariamo a riconoscere il giallo del tarassaco, il bianco delle profumatissime stelle del sambuco, le verdi cimette del luppolo selvatico o aspargina, i teneri germogli degli sc’upitt, di quella Silene vulgaris detta anche Erba del cucco, ecc., magari ripassando vecchi proverbi locali come quello che riguarda la castagna (la castegna la ga la cua, chi la ciapa l’è sua).

Camminando lentamente ritroveremo la serenità, scopriremo prospettive inconsuete della Valle e con le erbe raccolte potremo confezionare piatti veloci e leggeri, dal sapore delicato, insalatine con uova, risotti, minestre, frittate, ecc., basterà avere un po’ di fantasia. E Rodolfo Cerè, chef ticinese, di Mendrisio, che vive e lavora a Zurigo, abbinando alla passione per la cucina quella per la scrittura, fantasia ha dimostrato di averne, nonché un’ottima conoscenza dell’opera della poetessa Rosa Maria Corti che alla Valle Intelvi, alla sua natura, storia e arte, ha dedicato parecchie opere sia in poesia, sia in prosa*.

Rodolfo Cerè scrive: “Di Rosa Maria conosco l’animo delicato, la poesia attenta ai luoghi e alla natura che lei ama e che racconta nei suoi libri. Perciò non saprei, penso che forse qualcosa di locale potrebbe andare, magari un‘insalata fatta con dente di leone e qualche fiore di accompagnamento, qualche bacca di bosco, un condimento a base di olio di Lenno e aceto di vino alle erbette, qualche noce tostata e una pera dolce, e poi un buon Zincarlin servito con fette di polenta abbrustolita magari sul fuoco, forse delle castagne glassate a fare da compagnia così che possa esserci tutto lo spirito dei luoghi e delle stagioni che la ispirano in un piatto solo”.

Rosa Maria, che ha gradito moltissimo il pensiero, trovando più che azzeccata questa preparazione che propone i colori della vita nel piatto, in virtù di quelle note armoniche dominanti, che procurano benessere all’anima prima ancora che al corpo, ha voluto intitolarla “SINFONIE CAMPESTRI”. Chissà mai che qualche ristoratore della Valle Intelvi prenda spunto da queste poche note…

 Giorgio Terragni, Novembre 2020

*“VALLI POETICHE” Itinerari culturali nelle valli lariane.

LA VALLE INTELVI- Lietocolle editore, Euro 18. – l libro presenta nel Cap.5° alcune ricette tradizionali intelvesi.

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golf LANZO

La pandemia spinge la gente lontano dalle città

Siamo alla seconda ondata della pandemia di Covid e non posso che constatare ciò che avevo notato nei mesi di maggio e giugno scorso. Molte famiglie hanno preso stabilmente casa nella nostra Valle (ma anche nelle valli Bergamasche) scegliendo magari di essere un po’ piu’ scomodi per il lavoro ma certamente in un habitat molto più salubre e tranquillo.

Questa considerazione ho avuto occasione di confrontarla con alcune agenzie immobiliari della Valle che mi hanno confermato di aver venduto un buon numero di unità abitative, a maggioranza quelle con giardino. Segno che la gente ha probabilmente realizzato che le città non offrono poi un molto alle famiglie, anzi in casi di emergenza come questa, sono decisamente molto più pericolose, se poi aggiungiamo al Covid l’inquinamento e gli immigrati che vivono per strada, il gioco è fatto.

La tendenza a lasciare le grandi città è diventata la regola negli Stati Uniti, le case di abitazione delle famiglie con bambini si trovano tutte a circa 1 ora di treno dai centri importanti proprio per separare il lavoro dalla vita di famiglia, nei centri minori ci sono scuole, palestre e tutto ciò che serve per una vita a misura d’uomo.

Ora pare che gli Statunitensi, non contenti di allontanarsi dalle loro grandi città, si allontanino anche dalla loro nazione, due giorni or sono un servizio televisivo mostrava famiglie americane con figli che avevano ottenuto la cittadinanza italiana e la cosa li rendeva particolarmente felici, il passaporto italiano è molto comodo per girare in Europa, mentre quello USA creava loro problemi, e poi erano felicissimi di vivere nelle nostre piccole città di provincia, città a misura d’uomo, con tante risorse culturali e ambientali. La regione prediletta è la Toscana.

Per parlare della nostra Valle e del ritorno in grande stile dei Milanesi o dei Comaschi, ciò presuppone che anche da parte di chi vive qui ci sia un’apertura di credito nei loro confronti. Il loro arrivo porterà ricchezza in Valle e contribuirà al benessere di tutti. Le reciproche conoscenze arricchiscono e poi non dimentichiamo che in tempo di guerra molte famiglie di Milano vennero sfollate a Lanzo e la collaborazione con il Sindaco di allora, persona estremamente intelligente e di larghe vedute, portò grandi benefici al paese, ad esempio alla realizzazione del Golf nel 1961, un bene ancora oggi fruibile.

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DANIELE LOTTI LIBRO Montronio

La casa dei corvi

Daniele Lotti (New Press edizioni)

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Al centro della narrazione un’indagine in Valle Intelvi che vede protagonista una biologa, Caterina, che concentra le sue ricerche nell’area di Montronio dove centinaia di corvi hanno preso inspiegabilmente a darsi appuntamento.

La lettura del libro, a mio avviso, invoglia a conoscere meglio i luoghi del romanzo, in particolare la CASA DEL CAPITANO (ora casa Rinaldi) al centro del borgo di Montronio, costruzione di origine basso-medioevale successivamente adattata a residenza signorile. Questa casa-torre conserva interessantissimi affreschi di non sempre facile interpretazione. Si tratta per lo più di scene di vita cortese (caccia con il falcone, danze musicale, dame con liuto e levriero, ecc.) ma vi è anche una curiosa rappresentazione di un uomo barbuto, con una veste tipo saio, percosso col cordone annodato da due donne.

Accenno a un mondo alla rovescia che attira e sconvolge ? Anche i corvi di cui si parla nel romanzo sembrano attirati da qualcosa di particolare… Buona lettura da Rosa Maria Corti

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alimenti divorzio

Divorzio: per gli alimenti si cambia

Divorziati con assegno di mantenimento a carico del coniuge state attenti a chi entra nel vostro letto…

Con una sentenza sbalorditiva la Corte di Cassazione ha stabilito che se passate anche solo una notte con il vostro nuovo compagno, state conducendo una relazione stabile e quindi non avete più diritto all’assegno di mantenimento da parte del vostro ex marito.

L’ordinanza che di fatto cambierà le regole sul divorzio è del 16 ottobre ed è esecutiva.

Forse così si attenueranno i problemi di molti ex mariti che si vedono costretti a mantenere la moglie (oltre giustamente ai figli) e poi andare a dormire sotto i ponti perché per loro non rimane più una lira.

MVG

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FRONTALIERI OSPEDALI SVIZZERA

Per guadagnare anche i medici diventano frontalieri

Molte speranze lavorative di milanesi e lombardi viaggiano sul treno dei frontalieri che dalla stazione di Milano Garibaldi porta oltreconfine, a Lugano e Bellinzona. Aumentano di molte unità ogni mese, sono incentivati dagli ottimi stipendi da medici e infermieri, ma anche da tecnici di alto livello, l’approdo è la vicina Svizzera. Chi abita in Italia, a Milano, la città probabilmente più cara della nazione, ha comunque un bel vantaggio economico lavorando oltre confine, il caro vita in Italia è assolutamente inferiore a quello della Svizzera e di conseguenza uno stipendio doppio consente di vivere bene anche a Milano.

L‘emergenza Covid non ha fermato questo nostro esercito di lavoratori, pare siano circa 6mila persone che abitano a Milano, e in Brianza e che vanno ogni giorno oltre confine per lavorare. Nel 2006 si è verificata l’apertura ai frontalieri di tutte le province di confine da parte del Canton Ticino e così è iniziata da parte dei Milanesi la fuga verso la Svizzera. Il problema è però la fuga dei medici, in questo periodo in cui il personale sanitario è tanto prezioso, è molto preoccupante. I dati dei sindacati dicono che solo nel settore della sanità sono 4.300 i frontalieri lombardi su un totale di oltre 70mila di tutti i settori.

Certo l’inizio non è facile per i nostri medici, arrivano e devono fare la gavetta, passare dai grandi ospedali che consentiranno loro di fare poi una bella carriera coronata da uno stipendio di tutto rispetto per una vita più che dignitosa in patria, è risaputo che si vedono raddoppiare il loro reddito, su cui poi pagheranno l’Irpef italiana”. Professionisti reclutati al Politecnico e nelle altre università. Formati a Milano, ma spinti in Svizzera da stipendi e opportunità.

Forse chi governa il nostro paese dovrebbe riflettere sui nostri introiti lavorativi che pare siano proprio i più bassi d’Europa e questo in tutti i settori. Questi frontalieri, si accollano grandi sacrifici ma hanno anche un buon riscontro economico, e se gli stipendi italiani non saranno adeguati sarà sempre peggio.

MVG

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CLAUDIA AGLIO HERBALIFE NUTRITION

Attivita’ in Valle Intelvi: Claudia Aglio

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aver lasciato il lavoro di ricercatrice, cercavo un lavoro da poter gestire da casa e in autonomia,
che mi permettesse di crescere i miei bambini, ma anche di realizzarmi come donna! Da subito,
con l’uso corretto e costante dei prodotti, ho lasciato 15 kg e due taglie, che mantengo da oltre
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Claudia al lavoro


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ARTISTI REGIONE LOMBARDIA

Regione Lombardia: offrire cultura e aiutare gli artisti

 La nostra regione ci prova ad aiutare gli artisti e lo fa in modo dignitoso per loro, facendoli lavorare e trasmettendo lo spettacolo che terranno in streaming sul proprio sito web, ovviamente pagandoli.

Si tratta degli spettacoli già previsti da “Opera Lombardia” e “Lombardia lo spettacolo continua”, e precisamente per l’Opera è previsto un unico cartellone per i teatri della tradizione operistica della nostra regione: il Teatro Grande di Brescia, il Teatro Sociale di Como, il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Fraschini di Pavia e la Fondazione Donizetti di Bergamo.

Il secondo cartellone è quello di “In Lombardia lo spettacolocontinua“ e prevede 6 spettacoli: tre si terranno rispettivamente nei teatri comunali di Lodi, Sondrio e Monza, in collaborazione con i Comuni e gli altri tre all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia a Milano.

L’assessore regionale Stefano Bruno Galli conferma l’intento della regione: tenere i teatri aperti seppur in modalità streaming, far lavorare gli artisti e continuare a offrire cultura a tutti. Vogliamo dare un segnale chiaro e preciso: far ‘vivere’ le attività ed entrare nelle case dei cittadini offrendo cultura. Questa modalità di fruizione degli spettacoli è rispettosa delle regole e dei diritti degli artisti e degli spettatori”.

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