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Cibandosi di arbusti, questi animali aiutano a mantenere freddo il clima invernale tipico dell’Artico.

Da animali alla guida della slitta di Babbo Natale ad amiche dell’ambiente. Le renne, secondo quanto emerge da alcune nuove ricerche, non sarebbero solo un simbolo delle festività o le mascotte dei Paesi nordici. Soprattutto in questo periodo dell’anno, infatti, sarebbero in grado di aiutare il clima. Come? Semplicemente facendo quello che, abitudinariamente, fanno per sopravvivere. Dunque ingoiare arbusti. Tradotto, questi animali, semplicemente cibandosi, sono in grado di preservare l’ambiente gelido dell’Artico, contrastandone i cambiamenti climatici che da anni ormai stanno colpendo anche queste terre per lo più inospitali. Ma com’è possibile?

Mantenere il terreno ghiacciato

Partiamo dal principio. Sì, perché i compiti che le renne svolgono salvando l’ambiente, inconsapevolmente, sono diversi. Tanto per cominciare, secondo alcuni nuovi studi di cui parla la BBC, questi animali sono in grado di aiutare a preservare l’intero ecosistema dell’Artico. Nello specifico, si fa riferimento alla copertura nevosa del territorio, ma anche a quella che viene definita «foresta aperta», ossia la foresta artica popolata da cespugli di bacche, muschi e licheni. Ma non solo. Oltre a salvaguardare l’ambiente fisico, le renne contribuiscono anche a mantenere freddo il clima invernale, tipico dell’Artico. Regione del mondo che, secondo gli studi, si sta riscaldando quattro volte più velocemente del resto del pianeta.

Passando ai tasti dolenti, l’aumento delle temperature, già di per sé preoccupante, comporterebbe delle trasformazioni pericolose nell’ambiente, che da «paesaggio aperto» assumerebbe sempre più le sembianze di una foresta. Cancellando l’antico ecosistema dell’Artico, caratterizzato dalle foreste boreali e dalla tundra, dove gli alberi non sono presenti. E non è tutto. Secondo gli esperti, la presenza eccessiva di più arbusti sarebbe in grado di intrappolare il calore, che a sua volta riuscirebbe a scongelare il permafrost e a riscaldare il terreno. Ma è qui che entrano in gioco le renne.

Questi animali, come detto, mangiando e calpestando le piante consentono all’ambiente di non «inverdirsi», mantenendo stabili i livelli di vegetazione e consentendo di preservare l’habitat della tundra, così che le specie autoctone come muschi e licheni continuino a formarsi. Detto in parole semplici, cibandosi le renne riescono a eliminare tutti gli elementi atipici del loro paesaggio, permettendo all’ambiente di non riscaldarsi eccessivamente portando a cambiamenti contrastanti. In assenza di foglie ed erbe sul terreno, infatti, questo riesce a ghiacciare e a gelare prima dell’inverno, permettendo la conservazione dell’ambiente tipico dell’Artico. 

A tal proposito, evidenzia la BBC, ci sono già evidenti prove. Secondo uno studio condotto sulle immagini satellitari catturate nella penisola di Yamal, nella Siberia nord-occidentale, la vegetazione nell’area è rimasta stabile proprio nelle zone dove si è registrato un aumento del 75% della popolazione di renne, dal 1986 al 2016. Il tutto, per altro, tenendo in considerazione l’aumento delle temperature estive che ormai da anni si verifica anche nell’Artico.

Impatto anche sulle emissioni di CO2

Ma non è tutto. Già, perché secondo un ulteriore studio, le renne sono anche in grado di influenzare le emissioni di carbonio di un paesaggio. La crescita di arbusti potrebbe infatti portare a maggiore emissioni di CO2, dal momento che questi generano più biomassa (ossia materia vegetale in decomposizione). Il sottobosco, invece, costituito soprattutto da licheni e muschi, ne produce meno proprio perché le piante sono più piccole. Secondo i risultati preliminari della ricerca, dunque, escludendo le renne da questi ambienti per un periodo di 50 anni potrebbe avere un effetto anche sulle emissioni di CO2. 

L’effetto albedo

E gli aiuti delle renne non sono ancora finiti. Perché anche il modo in cui pascolano, infatti, ha un impatto sull’effetto albedo. Ossia sulla capacità della neve e del ghiaccio di riflettere il calore. Secondo le ricerche, gli arbusti riescono ad accelerare lo scioglimento della neve in primavera, perché intrappolano il calore attraverso i ramoscelli che si estendono al di sopra della coltre nevosa. E rimuovendo gli arbusti, le renne riescono a rallentare lo scioglimento, preservando il manto nevoso e di conseguenza anche l’effetto albedo. Si tratta, a detta dei ricercatori, di un fenomeno particolare importante soprattutto nella tundra aperta, dove non ci sono alberi che fanno ombra e raffreddano la neve.

Fonte: https://www.cdt.ch

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