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C’è una grande differenza tra i termini periferico e provinciale. Tra l’essere periferia e l’essere provincia. O addirittura provincialotto. Una scelta, se così vogliamo definirla, che il Mendrisiotto non può (più) sbagliare. Il futuro, per certi versi, non lo permette. Il Distretto è alla periferia del Cantone così come della Confederazione, ma questo non vuol dire che sia meno nobile di altre regioni. Magari è più sfortunato, il Mendrisiotto. Il viavai automobilistico proveniente dalla Lombardia e l’essere al centro dell’asse autostradale nord sud non giovano di certo. E, restando nel tema, essere un viatico delle merci trasportate su strada non perora la causa della lotta al traffico. È un po’ il prezzo da pagare dell’essere al confine, alla periferia, con o senza una corsia di stoccaggio dei tir. Il problema, ovviamente ridotto ai minimi termini, parte proprio da qui. Essere periferici, non provinciali.

Il 2023 ha portato in dono la voglia di combattere, ma anche – forse – le lacune di una mentalità che talvolta non riesce a superare – proprio – i confini. Tutti riconoscono che il Mendrisiotto ha un problema di traffico – e annesso inquinamento atmosferico, seppur in via di miglioramento – ma ancora non si riesce a trovare completa unità d’intenti. Si lotta per togliere le auto «non autoctone» dalle strade comunali, ma non si trovano consensi sul come e soprattutto sul dove convogliarlo. Si richiama, in tal senso, l’aumento dell’offerta del trasporto pubblico; ma non c’è verso di contrastare l’idea di Berna di non prolungare AlpTransit a sud di Lugano prima del 2035 e si fa fatica (ma forse ora si muove qualcosa) a far comprendere quanto sia importante una fermata per i treni InterCity. E nel mezzo – senza dare torto o ragione alle parti coinvolte – si litiga a suon di tribunali per la chiusura del nucleo di Ligornetto, un quartiere di Mendrisio.

Come detto, però, il Mendrisiotto ha dato sfoggio di saper lottare. Si è alzata la voce, soprattutto a sud del Distretto, per quanto riguarda la gestione dei migranti. Anche se da Berna di risposte non ne sono praticamente arrivate. L’aggregazione del Basso Mendrisiotto sembrava essere avviata alla fine, prima ancora d’esser cominciata e malgrado gli intenti di alcuni politici; ma poi dal basso – leggasi un gruppo di balernitani – ha ripreso un inaspettato rilancio. Il Football Club Chiasso sembrava essere morto e sepolto, e invece ha ritrovato slancio ed è più seguito ora malgrado si trovi nelle categorie minori. E non si è mollata la presa nemmeno con il Centro Ovale che ora, grazie all’iniziativa di un imprenditore, potrà «schiudersi». Lo skate park a Mendrisio, oggetto di referendum, altro esempio di combattività. Oppure l’acqua: finalmente – dopo decenni di «progettazione» – è partito il cantiere per la realizzazione di una stazione per la captazione dell’acqua direttamente dal lago.

Combattività che il Mendrisiotto si merita anche a livello politico. Ad aprile, fra poco più di tre mesi, ci saranno le elezioni comunali. Si eleggeranno gli uomini e le donne che tracceranno il prossimo quadriennio. A Mendrisio si prospettano fuochi d’artificio: il terzo seggio liberale (oggi occupato dall’ex PLR, poi indipendente, infine democentrista Massimo Cerutti) sarà attaccato un po’ da tutti. Con l’incognita a destra, dove UDC e Lega correranno, dopo innumerevoli anni, da separati. A Chiasso il radar segnala al momento pochi scossoni. E si potrebbe leggere anche come un bene, proprio in virtù della complessità dei dossier da affrontare nel prossimo quadriennio. Di stretta pertinenza di paese, ma anche sovracomunali e, come visto, sovraregionali. Temi da periferia, certamente. Ma non da provinciali.

Stefano Lippmann

STEFANO LIPPMANN

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