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di Dario Lucisano – Fonte

È ufficiale: altri tre Paesi si aggiungono alla lista degli oltre 140 Stati che riconoscono formalmente la Palestina in quanto effettiva entità territoriale. Dopo gli annunci semi-ufficiali di mercoledì 22 maggio, Irlanda, Spagna e Norvegia hanno tenuto fede alla parola data, ratificando in via ufficiale il proprio riconoscimento allo Stato di Palestina. Durissime le critiche da parte delle autorità israeliane, primo fra tutti il Ministro degli Esteri israeliano Israel Katz, che ha affermato che nello specifico la Spagna sarebbe complice nel «genocidio» del popolo ebraico, ed è arrivato a impedire a Madrid di fornire aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Arrivano così le prime ratifiche dall’ultima seduta dell’Assemblea generale ONU, durante la quale gli Stati membri hanno votato a favore della piena adesione della Palestina, invitando tanto il Consiglio di Sicurezza dello stesso organo, quanto i singoli Stati a esprimersi con forza sulla questione.

La ratifica della Spagna è arrivata dopo la seduta del Consiglio dei Ministri avvenuta oggi, ed è stata confermata in veste ufficiale alle 12:35. Nella sua conferenza stampa, il Premier spagnolo Pedro Sánchez ha spiegato le linee guida seguite dal Governo spagnolo nel riconoscimento dello Stato Palestinese: la Spagna a partire da oggi, riconosce il territorio della Palestina secondo i confini precedenti al 1967, con la Cisgiordania e Gaza connesse da un corridoio, e Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le risoluzioni ONU n.242 e n.338. Sánchez ha inoltre affermato che a partire da domani, la Spagna si impegnerà in sedi diplomatiche e istituzionali per promuovere la soluzione dei due Stati, da ottenere seguendo un percorso a tre step: in primo luogo, ponendo fine alla crisi in atto in questo momento a Gaza, con l’apertura dei corridoi umanitari per la popolazione civile, e la restituzione degli ostaggi israeliani; successivamente, mediante il supporto alla Autorità Nazionale Palestinese in quanto entità politica riconosciuta, e infine attraverso la cooperazione con i Paesi arabi. In Spagna, tuttavia, il dibattito si colloca su un piano ben più alto del solo riconoscimento della Palestina: la stessa vicepremier Yolanda Díaz, infatti, ha a più riprese sottolineato come quello di oggi non possa che configurarsi come il «primo passo» di un percorso molto più ampio, che deve passare anche dalla imposizione di un cessate il fuoco, l’embargo nella vendita delle armi a Israele, l’interruzione dei rapporti diplomatici col richiamo dell’ambasciatore, e il supporto al Sudafrica nel caso intentato davanti al tribunale dell’Aia per quello che ella stessa definisce come un «autentico genocidio».

Anche la Norvegia riconosce il territorio palestinese così come delineato nei confini precedenti alla guerra dei sei giorni. La decisione è stata adottata il 24 maggio con decreto reale e il 26 maggio il Ministro degli Esteri Espen Barth Eide ha presentato un documento formale al Primo Ministro palestinese in occasione di un incontro a Bruxelles; essa tuttavia è entrata in vigore oggi. Il riconoscimento formale da parte dell’Irlanda è invece stato annunciato alle 14.00, ed è stato accompagnato da un annuncio di una prossima apertura di un’ambasciata a Ramallah. Qui, la discussione pubblica pare vertere più sui possibili rischi diplomatici che tale decisione può comportare, prima fra tutti la possibilità di incorrere in disinvestimenti economici dei partner israeliani. L’Irish Independent dice addirittura che il Governo di Dublino sarebbe stato soddisfatto dalla «assenza di minacce o moniti di natura economica da parte degli Stati Uniti», elemento che suggerisce il clima di timore nei confronti di possibili ripercussioni finanziarie che aleggia nell’isola.

Nonostante le ratifiche di oggi, la posizione dei vari Paesi europei in materia di riconoscimento della Palestina è ancora disunita. A oggi, contando le nuove aggiunte, solo nove Stati europei riconoscono la Palestina, mentre Malta le riconosce il diritto ad avere uno Stato senza attribuirle una entità territoriale specifica, nonostante si sia mossa per farlo. Con Malta, anche la Slovenia ha annunciato che avrebbe intenzione di procedere con una ratifica ufficiale dello Stato di Palestina, e aggiornamenti a riguardo dovrebbero arrivare questo giovedì. Dall’altra parte della barricata la Danimarca, cui Governo ha oggi stesso bloccato una mozione per il riconoscimento della Palestina, così come l’Ungheria, dove Orbán si è espresso contro la richiesta di emissione di mandati di arresto da parte del Procuratore della Corte Penale Internazionale. In mezzo alle due posizioni, con una scarsa volontà di esporsi, si trova per esempio l’Italia, che ha sempre provato a tenere entrambi i piedi in una scarpa, condannando timidamente le azioni di Israele, e allo stesso tempo astenendosi ogniqualvolta ci fosse l’occasione per esprimersi in maniera più decisa.

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