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Il comasco è al settimo posto nella top ten delle province con la carenza di medici di famiglia, inoltre mancano cardiologhi e pediatri

L’associazione Cittadinanza Attiva denuncia lo squilibrio sempre più marcato tra il numero dei professionisti sanitari e il numero degli abitanti. Nella ricerca, pubblicata questa settimana, sotto la lente sono finite cinque categorie specifiche di camici bianchi, prese come esempio. La ricerca si pone l’obiettivo di effettuare «una mappatura dei “deserti sanitari”».

«Tenendo presente le 39 province dove gli squilibri sono più marcati – si legge – primeggiano in negativo Lombardia (Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Lodi, Milano) e Piemonte (Alessandria, Asti, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli) con sei province, seguite dall’intero Friuli Venezia Giulia (Gorizia, Pordenone, Udine, Trieste) e dalla Calabria (Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia) con quattro province». Dietro Veneto, Liguria ed Emilia.

Guardando i dati pubblicati risulta che Como è la settima provincia che ha meno cardiologi ospedalieri, uno ogni 19mila residenti. Pochi anche i farmacisti ospedalieri, uno ogni 45mila cittadini. Migliore invece nel Comasco la situazione per i ginecologi, che rispondono di più ai bisogni della popolazione femminile, ce n’è uno ogni 4.220 donne. L’associazione che cura gli interessi dei malati si sofferma poi sui medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, evidenziando un diffuso problema nel nord Italia e in Lombardia. In particolare il rapporto è critico a Bolzano (un medico ogni 1.539 abitanti), Bergamo (un ogni 1.517) e Brescia (uno ogni 1516). In realtà il dato puntuale relativo al nostro territorio manca nella ricerca, ma presi i dati attuali Como segna un record negativo. I medici di famiglia nella nostra provincia al 2022 sono 314, per 512.837 cittadini sopra ai 15 anni, vuol dire un camice bianco ogni 1.630 persone. Poco meglio le cose per i pediatri: 60 per 82.104 under 15, uno ogni 1.368. Un rapporto che in Italia sfiora il podio.”

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