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La demografia delle imprese lombarde torna ai livelli normali, con un saldo tra nuove aperture e cessazioni che si attesta per la Lombardia a quota 11.415. Sembra essersi, così, assorbito lo choc della pandemia, che portò, nel 2020, ad un brusco stop delle nuove iscrizioni (48.043 rispetto alle 58.313 del 2019) e ad una differenza tra aperture e chiusure di sole 3mila unità. Nel 2021, il rimbalzo delle nuove iscrizioni (57.177) ed il calo delle cessazioni (poco più di 42mila, il dato più basso dal 2009) era stato interpretato come ‘viziato’ dal rinvio di chiusure per effetto di contributi e sgravi dati alle imprese dalle istituzioni per fronteggiare la pandemia.

Nel 2022 si torna sui valori medi, con un tasso di crescita che in Lombardia è superiore rispetto alla media nazionale: +1,20% rispetto allo 0,78% dato italiano. Sono alcune delle evidenze sull’andamento della demografia delle imprese nel 2022 che emergono dai dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

Tra le province, i tassi di crescita più elevati si riscontrano a Milano (+2,14%), Monza (+1,10%) e Brescia (+1,06%). In valore assoluto, è sempre Milano a dominare con un saldo di +8.126 (il 71% del totale regionale), seguito da Brescia (1.262) e Monza (811). Unici valori negativi sono quelli di Cremona e Mantova, dove le cessazioni hanno superato le iscrizioni rispettivamente per 32 e 134 unità. Il dato lombardo si inserisce in un quadro nazionale complessivamente positivo, trainato soprattutto dal settore delle costruzioni (a cui si deve il 40% del saldo nazionale) e alla ripresa del turismo. Va detto, però, che guardando il trend dal 2009 al 2022, pur con un saldo che si è sempre mantenuto positivo, si rileva una costante decrescita delle nuove aperture. In Lombardia, ad esempio, nel 2009 (anno di piena crisi finanziaria) le iscrizioni erano state 62.090 con 54.871 cessazioni. Nel tempo, la natalità ha mantenuto un trend decrescente costante, mentre le cessazioni hanno visto un andamento più altalenante per effetto della congiuntura (nel 2012 il dato peggiore con 54.305 chiusure). Il 2023 sembra essere iniziato positivamente, tanto che le imprese (secondo la proiezione realizzata da Unioncamere in collaborazione con Anpal nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior) prevedono 290.830 assunzioni fra gennaio e marzo 2023, di cui circa un terzo (34%) a tempo indeterminato, in crescita rispetto al 2022. La vera incognita sarà il reperimento dei profili ricercati: nel 44% dei casi le imprese faranno fatica.

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