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Anni insoliti per i gestori degli impianti di risalita, tra la mancanza di neve e il bisogno di darsi una seconda vita – La buona volontà, pur tra le mille difficoltà del caso, però non manca – Gabriele Gendotti: «La transizione resta complessa da condurre in porto»

Le stazioni sciistiche della Svizzera italiana stanno vivendo, senza dubbio, un periodo di transizione. A causa del cambiamento climatico sono chiamate a reinventarsi e a rendersi attrattive anche durante il periodo estivo. La neve non basta più e i lavori di manutenzione degli impianti di risalita cominciano a pesare sui responsabili delle infrastrutture. Carì, Airolo, Nara, Campo Blenio, Bosco Gurin e San Bernardino stanno tutti vivendo anni decisamente insoliti e la speranza di un’autosufficienza invernale è quasi totalmente assente. Il CdT ha sentito i diretti interessati per capire come sta andando questa stagione e come stanno gestendo il cambiamento che sembra, a detta di tutti, necessario.

A Carì, 2023 in linea col passato

Gabriele Gendotti, presidente della società di gestione di Carì, ci ha spiegato che la stagione estiva per ora procede discretamente e in linea con gli altri anni. L’alta stagione vera e propria durerà fino al 15 agosto indicativamente; il nostro interlocutore si aspetta molti più clienti in quel periodo. Purtroppo, però, le condizioni meteorologiche non aiutano, in caso di brutto tempo la stazione medioleventinese rimane infatti chiusa. L’ex consigliere di Stato afferma inoltre di avere preso atto, con un certo dispiacere, che «il periodo post-COVID si fa sentire». Gli impianti hanno registrato un calo di clientela non trascurabile dalla fine dell’emergenza sanitaria; «ora la gente preferisce andare al mare», continua con rammarico Gabriele Gendotti. Durante i mesi caldi le escursioni sono l’attività prediletta dagli ospiti del comprensorio, in quanto Carì è una meta di partenza ideale per diversi tragitti: ad esempio è possibile recarsi fino alla capanna Prodör, a 1.750 metri di altitudine. Il presidente della Sagl aggiunge inoltre che il comprensorio è un luogo ideale per le famiglie e i bambini che ne approfittano per fare una mini-escursione giornaliera fino al lago, rilassarsi, e ritornare per mangiare all’osteria Belvedere situata tra le due seggiovie.

Lo sci sempre in primo piano

Lo sci è dunque passato in secondo piano? Secondo lo stesso Gabriele Gendotti non ancora. Infatti, seppure una destagionalizzazione sia considerata «assolutamente necessaria» a causa in particolare dei costi di manutenzione degli impianti, la transizione resta complessa da condurre in porto. Le cifre registrate durante l’estate non sfiorano nemmeno la metà di quelle incassate durante l’inverno e pertanto la stazione non può ancora considerarsi «protetta» contro le insidie del cambiamento climatico e, di conseguenza, della mancanza di neve. Secondo il presidente della società di gestione di Carì «bisogna allora promuovere l’estate», ovvero pubblicizzare e rendere attrattiva la montagna anche nei mesi caldi, attraverso nuove attività e nuovi eventi, ma l’impresa – come già osservato – resta difficile. C’è per esempio chi punta sulle mountain bike, ma secondo Gendotti questa attività resta comunque «poco redditizia» rispetto allo sci. Insomma, è importante aumentare le offerte, ma senza l’inverno le strutture ticinesi non sono ancora in grado di sopravvivere secondo il nostro interlocutore.

Ad Airolo aperti da maggio

La stazione sciistica di Airolo invece, a causa delle difficoltà invernali, ha deciso di aprire la stagione estiva già nei fine settimana di maggio. Simone Beffa, direttore della Valbianca SA, afferma di essere «contento di questa apertura anticipata». L’attività più gettonata dagli ospiti è sicuramente la mountain bike, grazie anche alla presenza di un Bike Park, ma con l’avanzamento della stagione estiva il nostro interlocutore ci spiega che anche l’escursionismo, le famiglie e la gastronomia hanno un ruolo molto importante. Beffa puntualizza però che queste attività non sono redditizie quanto quelle invernali e gli ospiti durante i mesi caldi sono molti meno. La struttura potrebbe allora contare solo sulla stagione invernale per sopravvivere? Beffa è decisamente negativo. La destagionalizzazione è assolutamente necessaria anche secondo il direttore della società, che afferma che il focus deve essere riposizionato «sulle quattro stagioni e non soltanto sul periodo invernale o estivo». Stiamo vivendo, dunque, nel mezzo di un periodo di evoluzione, in cui le attività estive restano meno proficue di quelle invernali, ma entrambe, da sole, non garantirebbero la sopravvivenza degli impianti. Secondo Simone Beffa il processo di transizione non è immediato, anzi richiederà tempo e per ora si continua a sperare nella neve, almeno il poco che basta per restare aperti.

Al Nara più mountain bike

Per il Nara la stagione estiva procede linearmente. Matteo Milani, presidente della società Amici del Nara che gestisce gli impianti, osserva che questa stagione non è stata teatro «né di grandi picchi di clientela né di grandi cali»; l’affluenza rimane dunque piuttosto stabile e in linea con l’anno scorso. Quello che ha notato Milani è invece un leggero incremento di appassionati di mountain bike che approfittano della stagione estiva. Gli ospiti sono principalmente ticinesi, anche se si registra circa un terzo di escursionisti confederati. Pure la clientela estera non manca; Milani ci dice infatti che circa il 10% di ospiti provengono da oltre confine. Esattamente come Gendotti e Beffa, il presidente della società ci conferma che sopravvivere restando aperti solo d’inverno è difficile ed è pertanto necessario incrementare la clientela d’estate offrendo nuovi spunti alla popolazione.

La spinta di Campo Blenio

Campo Blenio, per contro, sembra già aver trovato una soluzione concreta alla mancanza di neve. Il progetto di destagionalizzazione, i cui aspetti pianificatori sono stati approvati dal Consiglio comunale di Blenio negli scorsi giorni (cfr. il CdT del 27 giugno), dovrebbe entrare nel vivo dall’anno prossimo. La ragione all’origine di questa svolta è la necessità di «essere attrattivi tutto l’anno», ci spiega il direttore degli impianti Denis Vanbianchi. La stagione attuale sta procedendo «discretamente bene» con il 90% degli ospiti che sono ticinesi. Le attività più gettonate sono le mountain bike e le escursioni e si lavora soprattutto con famiglie e bambini, target che il direttore degli impianti si auspica di mantenere in futuro.

Il malumore di Bosco Gurin

A Bosco Gurin c’è malumore. Oltre al maltempo e alla pioggia che hanno scoraggiato molti turisti, il proprietario Giovanni Frapolli ricorda, interpellato dal CdT, quanto la sopravvivenza del business alpino dipenda dall’aumento dei servizi offerti nel periodo estivo. Il nostro interlocutore puntualizza inoltre che in materia di destagionalizzazione ci vorrebbero più «azione» e supporto da parte di tutti, in quanto «la neve non è più sicura» e quella artificiale non basta come piano B. «Bisogna senza dubbio saper sfruttare gli investimenti relativi agli impianti fatti nel passato e riconvertirli a un utilizzo estivo», annota Frapolli.

Il «SanBe» nel segno della destagionalizzazione

Anche a San Bernardino, come nelle stazioni montane ticinesi, si testimonia una certa stabilità dell’affluenza di turisti relativamente agli anni scorsi. Alla stregua delle altre strutture pure nella località altomesolcinese si soffre il fatto di essere «meteo dipendenti». Le attività che vanno per la maggiore sono il ciclismo e le escursioni. Sono inoltre sempre di più gli ospiti che scelgono le mountain bike, al contrario le gite su più giorni sono in calo a causa, appunto, della meteo, ci ha spiegato negli scorsi giorni il direttore dell’Ente turistico regionale del Moesano Christian Vigne. Il «SanBe», ricordiamo, nei prossimi anni cambierà completamente volto alla luce del progetto di rilancio promosso dalla famiglia Artioli che prevede, tra l’altro, la realizzazione di alberghi, servizi di prossimità e l’ammodernamento degli impianti di risalita di Confin. Le infrastrutture principali potrebbero già aprire il prossimo inverno.

L’attenzione della San Bernardino Swiss Alps, dopo il convintissimo via libera della popolazione di Mesocco del 18 giugno, si è concentrato nelle ultime settimane in particolare sui nuovi ingressi nel Consiglio di amministrazione. Dove sono entrati l’ex consigliere di Stato Christian Rathgeb (vicepresidente), il direttore di Grigioni Vacanze Martin Vincenz e l’ex sindaco di Cadenazzo Flavio Petraglio. L’ambizioso progetto prevede, da fine agosto, l’inizio dei lavori di rivalorizzazione del centro paese. In settembre si svolgerà un evento aperto al pubblico: verranno presentati il masterplan e le prossime tappe.

Sara Zehnder

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