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Chiesa di S. Stefano a Montronio (*)

Le origini della pieve intelvese vengono fatte risalire intorno al secolo VI – VII con la costruzione della chiesa plebana a Montronio (Lazzati 1986, pag. 35).
Di circa un secolo posteriore (prima metà del secolo VIII) è invece il primo documento, tra quelli finora conosciuti, riguardante espressamente la Valle Intelvi: si tratta di una conferma della concessione, fatta dai re longobardi, al monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, per l’uso dei carpentieri della valle. Questo documento venne ripreso nel 929 in un successivo diploma di re Ugo (Lazzati 1986, pag. 37).
L’appartenenza della pieve e valle d’Intelvi al territorio sotto il controllo della città di Como venne chiaramente affermato nella suddivisione del complesso pievano comasco in quattro parti, corrispondenti alle quattro porte e ai quattro quartieri della città, fatta nel 1240 dal marchese Bertoldo di Hohemburg, podestà di Como (Gianoncelli 1982). La pieve d’Intelvi venne assegnata al quartiere di Porta San Lorenzo e Coloniola (Ripartizione 1240).
Dalla “Determinatio mensurarum et staterarum …” annessa agli Statuti di Como del 1335, la pieve d’Intelvi risulta composta dai seguenti comuni: “comune de Pello superiori et inferiori”, “comune de Pona supra et infra et medio”, “comune de Lancio”, “comune de Vestobio”, “comune de Luira”, “comunia locorum de Schegniano, Uratio et Morobio et Castello”, “comune de Castilliono”, “comune de Verna”, “comune de Casascho”, “comune de Rampono”, “comune conscilii Sancti Fidelis vallis Intellevi”, “comune de Laygno”, “comune de Zerrano”, “comune vicinantie de Arzenio” (Statuti di Como 1335, Determinatio mensurarum).
Di fatto, sebbene inserita nel territorio comasco, la valle, nella sua quasi totalità, venne ceduta in feudo a partire dai primi anni del secolo XV. Come ricorda il Conti, “… Lotario, figlio di Franchino [Rusca], […] avendo ceduto Como ed il Castello Baradello al duca Filippo Maria Visconti, questi gli lasciò con altre Signorie, quella di Cima, di Osteno e della Valle Intelvi nell’anno 1416 con ducal decreto 11 settembre” (Conti 1896, pag. 20). Il possesso del feudo, comprendente le terre di Castiglione con Montronio, La Torre, Visonzo, Blessagno, San Fedele, Ponna, Verna, Rampogno, Scaria, Lanzo, Pellio di sopra ed Inferiore e Laino, con Osteno e Cima, venne poi confermato ai Rusca dal diploma del duca Francesco I Sforza del 24 aprile 1451 (Casanova 1904).
Ed ancora, una volta rientrato nelle disponibilità della Camera, con successivo atto del 1525, il duca Francesco II Sforza concesse il feudo a Giambattista Pusterla, suo consigliere (Casanova 1904).
Dopo un breve passaggio nelle mani di Giangiacomo de’ Medici (Conti 1896, pagg. 74 e 75), dal 1583 la valle venne concessa alla famiglia Marliani ed infine dal 1713 alla famiglia Riva Andreotti (Casanova 1904).
L’infeudazione di una buona parte della valle fece in modo che nel “Liber consulum civitatis Novocomi”, dove sono riportati i giuramenti prestati dai consoli dei comuni del territorio comasco dall’anno 1510 all’anno 1535, compaiano come componenti della valle, i soli comuni di Argegno, La Mezzena, Pigra, Cerano, Casasco, Schignano (che andranno poi a costituire una circoscrizione territoriale autonoma) (Liber consulum Novocomi, 1510-1535, cc. 89 – 94).
Proprio a causa della separazione in due dell’antico territorio della valle, dal “Compartimento territoriale specificante le cassine” del 1751 emerge che la Vall’Intelvi comprendeva i comuni di Argegno, Blessagno, Castiglione, Lajno, Lanzo, Pellio di sopra, Pellio di sotto, Ponna, Rampogno, Verna, San Fedele e Scaria (Compartimento Ducato di Milano, 1751) mentre gli altri comuni (La Mezzena, Pigra, Cerano, Casasco, Schignano) costituivano i cosiddetti “Cinque comuni della Mezzena”.
Nell’“Indice delle pievi e comunità dello Stato di Milano” del 1753, in cui già si delineava la politica di aggregazione dei comuni che sarebbe stata ufficializzata quattro anni più tardi dall’editto teresiano del 10 giugno 1757 per il comparto territoriale dello stato milanese, il numero dei comuni che componevano la valle veniva ridotto da 12 a 10: Argegno, Blessagno con Lura, Castiglione, Lajno, Lanzo, Pellio di sopra con Pellio di sotto, Ponna, Rampogno con Verna, San Fedele e Scaria (Indice pievi Stato di Milano, 1753).
Dal punto di vista amministrativo, la valle disponeva di un consiglio generale (Conti 1896, pag. 24) costituito dai sindaci e deputati di tutte le comunità della valle (Risposte ai 45 quesiti, 1751; cart. 3029). Le sedute del consiglio si tenevano a Laino alla presenza del cancelliere di valle (Conti 1896, pagg. 98 – 99). Per i rapporti con gli organi centrali dello Stato, la valle disponeva anche di un proprio procuratore generale che risiedeva in Milano.
In ciascun comune della valle, il potere civile e politico era rappresentato dal console mentre quello amministrativo e comunale dal sindaco; le questioni di competenza delle singole comunità venivano discusse e deliberate dai “paterfamilias” riuniti in consiglio, al quale erano tenuti obbligatoriamente ad intervenire essendo contemplata un’ammenda a carico degli assenti non legittimamente impediti. Quando le comunità non disponevano di idonee sale per i consigli, questi venivano convocati dal console sulla piazza prospiciente alla chiesa. Delle deliberazioni prese, un pubblico notaio redigeva il verbale. La sorveglianza sull’esatto adempimento delle prescrizioni statutarie era demandata ai campari, che ne constatavano le contravvenzioni e le deferivano al console (Conti 1896, pag. 83 – 85).

[ Domenico Quartieri ]

(*)Nel Medioevo fu a capo della pieve della Valle Intelvi.
Sebbene la dedicazione a S.Stefano di una chiesa plebana faccia pensare ad origini paleocristiane, per ora la chiesa è documentata a partire dal 1186. Verso la fine del ‘500 la chiesa romanica crollò in buona parte, a causa dell’erosione del terreno prodotta di un torrente e fu ricostruita nel ‘600 in forme barocche. Il campanile, del 1884, poggia su di un basamento probabilmente antico.
All’interno, sulla volta, grande affresco con l’Assunzione della Vergine con i quattro Evangelisti, opera di Carlo Inganni di Dizzasco (1843-1910). Interessanti gli stucchi
dell’arco trionfale della scuola di G.B.Barberini. Notevole il terzo altare a sinistra, con paliotto in scagliola policroma e dipinti attribuiti a Giulio Quaglio di Laino. Sulla volta del presbiterio è affrescata la gloria di S.Stefano, attribuita dalla tradizione a Carlo Innocenzo Carloni di Scaria. L’altare settecentesco copre in parte la grande pala seicentesca con il Martirio di S.Stefano. Gli affreschi del presbiterio sono del pittore contemporaneo Gaetano Corti di S.Fedele. Interessante, a destra, la cappella dei Ferretti,artisti di Castiglione, con un bel paliotto.

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