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Giovedì 20 aprile Svizzera e Italia hanno sottoscritto una dichiarazione politica che porterà allo stralcio della Svizzera dalla black list italiana delle persone fisiche, ovvero dall’elenco su cui figurava come Paese a tassazione privilegiata o nulla. Un accordo che faciliterà quei cittadini italiani che vogliono trasferire il loro domicilio in Svizzera. Ma non sempre la Confederazione è fiscalmente vantaggiosa.

La dichiarazione politica è stata firmata dalla responsabile del Dipartimento federale delle finanze Karin Keller-Sutter e dal ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Giancarlo Giorgetti. Erano anni che la Svizzera chiedeva di essere rimossa dalla lista nera dei paradisi fiscali istituita dall’ItaliaLink esterno, anche alla luce del fatto che nel frattempo Berna ha iniziato a scambiare tutte le informazioni fiscali.

La lista nera italiana, che risale al 1999 e che comprende una cinquantina di Paesi perlopiù caraibici o asiatici, permette a Roma di dare la caccia alle persone facoltose italiane che dichiarano una presumibile residenza “fittizia” all’estero per eludere il fisco.

Da allora lo scambio automatico di informazioni tra i vari Paesi e la firma di trattati bilaterali contro le doppie imposizioni ha portato alla fuoriuscita dalla lista nera di numerosi Paesi. Eppure, la Svizzera non ne è mai uscita nonostante gli sforzi riconosciuti in questo ambito. Ora, con la decisione di giovedì 20 aprile, anche la Svizzera uscirà finalmente dalla lista nera italiana in cui si trovava ancora inserita.

Black list

“Prima di essere stralciati in maniera fattiva dalla lista nera – ci dice Marco Martini, Corporate & Tax advisor presso la PM Consulenze di Lugano – l’Italia deve procedere a vagliare una norma dedicata. Per ora, quanto ai tempi previsti per lo stralcio, non si sa ancora nulla. Però, i professionisti con cui collaboriamo in Italia ritengono che entro l’anno la Svizzera dovrebbe effettivamente uscire dalla lista nera”.

“La Svizzera ha una fiscalità ordinaria, non è per nulla un paradiso fiscale”

Marco Martini, Tax Advisor PM ConsulenzeEnd of insertion

Al di là della tempistica che non va sottovalutata – la Svizzera, tanto per fare un esempio, attende tuttora la firma dell’accordo sui frontalieri promesso anni fa dagli italiani – in generale è sicuramente un bene per la Svizzera uscire dalla lista dei paradisi fiscali italiana perché, sempre secondo Marco Martini, “ci permette finalmente di allinearci con gli altri Paesi e viene riconosciuto anche dall’Italia come la Svizzera sia un Paese pienamente collaborativo e a fiscalità ordinaria, certamente non un paradiso fiscale. Non verremo più discriminati, come a dire che la misura italiana nei confronti della Confederazione era ormai fuori luogo”.

Cosa cambia?

Oggi, per un italiano che traferisce il domicilio in Svizzera, o in un altro Paese sulla Black list italiana dei paradisi fiscali, la legge prevede una “inversione dell’onere della prova”: in altre parole, spetta al potenziale evasore – e non alle autorità fiscali – dimostrare di avere un domicilio permanente all’estero effettivo, che si traduce nell’assoggettamento fiscale illimitato in tale Paese.

Dopo l’uscita della Svizzera dalla lista nera, l’onere della prova passerà all’amministrazione finanziaria italiana “Quindi – per Marco Martini – il messaggio è: o l’autorità fiscale italiana impiega i propri mezzi di indagine e le proprie informazioni per accertare che quella residenza è fittizia, oppure se non raccoglie elementi probatori perché non ne esistono o perché non ne riscontra in fase di controllo, non potrà sostanzialmente dimostrare il contrario”.

Attenzione però – e questo va sottolineato chiaramente – la residenza deve essere effettiva anche con l’uscita dalla lista nera della Svizzera. “Quello che cambia è che il contribuente italiano che lascia l’Italia lo fa in maniera più distesa, anche e solo per il fatto di non essere presuntivamente considerato fittiziamente trasferitosi nella Confederazione”, aggiunge Martini.  

“La residenza deve essere effettiva anche con l’uscita dalla lista nera della Svizzera”

È vero che nel corso degli ultimi anni in Svizzera, e in particolare in Canton Ticino, abbiamo assistito all’arrivo di un consistente numero di italiani che hanno deciso di trasferire la propria residenza in territorio elvetico, nonostante la Confederazione fosse bollata da Roma come un paradiso fiscale.

Ma le regole non cambiano. Anche dopo lo stralcio della Svizzera dalla black list, per trasferire il proprio domicilio in Svizzera, un cittadino italiano deve iscriversi all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’esteroLink esterno). Questo è un requisito formale. Poi ci sono dei requisiti sostanziali, ovvero occorre rispondere alla domanda ‘che legami ho ancora con il mio Paese?’. 

“Trasferirsi in una Svizzera fuori dalla lista nera e iscriversi all’AIRE – ricorda Martini – non impedisce all’autorità fiscale italiana di fare un accertamento. Se i figli e la moglie del contribuente vivono ancora in Italia, frequentano ancora le scuole nel Paese di origine e il contribuente continua a frequentare la sua socialità in Italia, il centro degli affetti resta in Italia e molto verosimilmente per l’amministrazione finanziaria, anche la sua residenza fiscale”.

Cambiano i termini di accertamento

Una seconda cosa che cambia con l’uscita della Svizzera dalla lista nera sono i termini di accertamento (ovvero il tempo a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per verificare le dichiarazioni dei redditiLink esterno dei contribuenti). Cosa vuol dire? “Il periodo in cui sono esposto al rischio di accertamento fiscale, dunque recupero d’imposta e sanzioni da parte dell’autorità fiscale italiana  – risponde Martini – si riduce, si dimezza”.

Attualmente per le autorità fiscali italiane, quando un Paese è in una black list, i termini di accertamento sono dieci anni. Nel momento in cui il Paese non è più ritenuto un paradiso fiscale, i termini di accertamento diventano quelli ordinari, ovvero cinque anni.

In arrivo nuovi globalisti italiani?

Per molti specialisti, e tanti media lo hanno subito ricordato al momento della notizia, lo stralcio dalla lista nera italiana della Svizzera potrebbe facilitare l’arrivo di globalisti, che oggi sono circa 900 in Ticino. “Ma per lo stesso motivo – aggiunge Martini – potrebbe facilitare l’arrivo anche di cittadini italiani senza un accordo fiscale forfettario”.

Ma davvero questa decisione italiana potrebbe portare altri globalisti italiani in Svizzera? Risponde ancora Marco Martini della PM Consulenze: “Nei fatti, noi abbiamo più contribuenti tassati ordinariamente che globalisti. Persone che lavorano in Svizzera, che hanno un’attività lucrativa sul territorio. Oggi la maggior parte dei nostri clienti sono imprenditori attivi e professionisti che cercano di delocalizzare e che scelgono la Svizzera per fare attività, tuttavia ritengo che possano essere anche favoriti al trasferimento i contribuenti più facoltosi, tipicamente vicini o che abbiano già raggiunto l’età pensionabile”.

Vale la pena trasferirsi in Svizzera per motivi fiscali?

Per i contribuenti ordinari viene da chiedersi se davvero fiscalmente valga la pena venire a vivere in Svizzera. Se invece non sia il solito luogo comune. “Dipende da caso a caso, per questo è importante una disamina preventiva al trasferimento”, spiega Martini. “In Svizzera le aliquote per le imposte sui redditi sono meno progressive e l’aliquota massimale non è al pari di quella italiana: in Ticino scatta per scaglioni di reddito più elevati, in Italia si raggiunge un massimale con scaglioni di reddito più bassi. Però in Svizzera si applica un’imposta sulla sostanza che in Italia, al momento, non esiste”.

“Però in Svizzera c’è un’imposta sulla sostanza che in Italia non c’è”

Marco Martini, Tax Advisor PM Consulenze

Continua Martini: “Rispetto all’Italia, qui in Svizzera, al termine di ogni periodo fiscale, si tassa il patrimonio, che si compone ad esempio del saldo dei conti correnti, dei depositi e dei titoli, anche per ciò che attiene le partecipazioni detenute in società non quotate. Per queste ultime abbiamo un metodo di valutazione fiscale delle azioni per determinare l’imponibile da assoggettare all’imposta sulla sostanza, non sempre favorevole per il contribuente”.

Perché allora trasferirsi in Svizzera e non a Dubai o Montecarlo? “Per un italiano – conclude Marco Martini – la Svizzera resta un Paese culturalmente e geograficamente vicino alla penisola, diversamente dagli Emirati Arabi, completamente differente o del Principato, pure particolare sotto diversi profili, tra cui le possibilità di ingresso quale residente”.

Riccardo Franciolli, autore dell’articolo è di origini coreane cresciuto nei Grigioni, scriverebbe solo di cultura, ma in questi anni ha sempre parlato d’altro.

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