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Intervista a Nic Palmarini, direttore del National Innovation Center for Ageing di Newcastle – «Nuovi bisogni impongono di modificare completamente approccio» – Ancora troppo spesso, purtroppo, si pensa che giovane sia bello e vecchio sia brutto in ogni circostanza

C’è un grande passaggio in atto nel mondo industriale e “ricco”, il mondo nel quale viviamo anche noi. È un passaggio sociale, culturale, economico. Un transito inevitabile, che ci trasporta dalla società della vecchiaia alla società della longevità. «La popolazione vive più a lungo e in salute, e questo è un dato generale. Siamo quindi di fronte al fatto che sorgono nuovi bisogni, nuovi desideri. In una inedita fase della propria vita. Dalla silver economy ci muoviamo verso la longevity economy. Capirne gli sviluppi significa trovare in tempo soluzioni innovative che permettano non solo di governarla, ma anche di valorizzarla».

La riflessione è di Nic Palmarini, direttore del National Innovation Center for Ageing (NICA) di Newcastle e creatore della piattaforma Cities of Longevity, un software immaginato e pensato per «aiutare a disegnare le formule della longevità». Lunedì 25 marzo, Palmarini sarà a Lugano per un simposio organizzato dal Brain Circle ma anche per siglare ufficialmente l’adesione della città ticinese alla stessa piattaforma.

«La longevity economy nasce dall’osservazione delle dinamiche demografiche e sociali – dice Palmarini al CdT – facciamo un solo esempio: il fenomeno del cosiddetto “grey divorce”, i divorzi in tarda età, un trend americano di cui cominciamo a vedere segnali anche in Europa e che, oltre agli impatti sugli aspetti individuali e sociali, riapre anche finestre della vita che si pensava fossero chiuse. Una economía della relazione, fatta di viaggi, ristoranti, prodotti e servizi pensati con ottiche diverse, e necessità finanziarie specifiche per chi, tra l’altro, possiede più ricchezza. Perché anche questo è un punto chiave: le generazioni più anziane sono quelle che hanno maggiori risorse e il potere.

Palmarini usa un’espressione molto efficace. Abbiamo superato l’accezione negativa dello «tsunami d’argento», e finalmente ci stiamo rendendo conto di «un’onda lunga, che interessa progressivamente sempre più le città da almeno 15 anni. Nel 2008 l’ONU ha sancito un passaggio storico: nelle aree urbane vivono ormai più persone che nelle zone rurali. Nelle città erano già presenti modelli cosiddetti age friendly ma spesso passivi, in attesa della vecchiaia. Il paradigma va cambiato: non adattarsi e aspettare, ma essere proattivi, promuovere comportamenti e stili di vita migliori per sostenere la longevità in salute, fare in modo che i quartieri siano spazi vivi e non monoliti».

La longevità, a differenza della vecchiaia, comporta una «traiettoria di vita, che va disegnata. Bisogna occuparsene subito – dice ancora Palmarini – La nostra idea è stata quindi suggerire modelli non soltanto per stare in salute, cosa comunque importante, ma anche per cambiare o aggiornare modalità di relazione, comportamenti, partecipazione sociale. Insomma: trovare un senso che aiuti a vivere meglio e più a lungo». La piattaforma Cities of Longevity serve a trasformare tutto questo in «azioni». Il software pensato dal gruppo di lavoro del NICA, spiega Palmarini, «aiuta a disegnare le formule della longevità attraverso la logica di una tavola periodica che combina i vari elementi. Facciamo un altro esempio: ogni giorno, in Gran Bretagna, 3 mila persone sono ricoverate per il diabete. È chiaro che servano politiche di contrasto. Proibire la pubblicità del cibo non salutare o iperzuccherato, così come qualcuno suggerisce? Certo, ma dobbiamo anche intervenire dove si vive la vita ed educare a comportamenti più salutari e dunque perché non suggerire ai ristoranti di avere nei propri menu piatti con una specifica ammissione di longevità? Altra cosa essenziale: la misurabilità. Se camminare aiuta a restare in salute, aiutiamo le persone a farlo con strumenti adeguati, smart che diano a loro (e ai decisori politici) un feedback. I dati così raccolti, nel rispetto di un loro utilizzo etico, saranno aggregati per misurarne l’efficacia».

Sulla piattaforma, lo scambio di informazioni, di idee, di politiche, avviene tra città diverse e in contesti diversi: «idealmente, si costruisce una collezione di formule della longevità, applicabili poi più o meno ovunque con i necessari adattamenti agli stili di vita e alle culture differenti».

Ragionare attorno alla longevità permette anche di sconfiggere il pregiudizio dell’ageismo, la svalorizzazione legata all’età degli individui.

«L’ageismo ha una portata devastante perché riguarda tutti: gli esseri umani invecchiano, è una splendida qualità che ci rende gli umani che siamo – dice Palmarini – Purtroppo, ancora spesso il pensiero comune pone l’equazione “giovane = bello e vecchio = brutto”, senza sfumature di sorta. C’è, è vero, qualche segnale, forse la speranza di una narrativa diversa dal passato. Alcune modelle, famose negli anni Ottanta e oggi 60enni, hanno iniziato a far muovere sui media un movimento che non credo lontano dal diventare un nuovo #metoo; discriminare gli anziani, i vecchi, è deleterio per la società. Perché siamo noi, alla fine, i soggetti di questo passaggio».

Città a misura variabile, in cui chiunque abbia la possiblità di trovare la propria dimensione, diventano quindi essenziali: «rimettono in circolo intelligenze, esperienze, saggezza. E sono anche molto più etiche – conclude il direttore del NICA – dato che permettono alle istituzioni locali di generare politiche inclusive e di mitigare la polarizzazione delle componenti sociali».

DARIO CAMPIONE

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