Come superano l’inverno gli abitanti del bosco

21 Novembre 2021 By VALLE INTELVI NEWS 0

Ogni anno, quando arriva l’inverno, la flora e la fauna usano gli accorgimenti più incredibili per adattarsi e resistere al freddo. Alcuni abitanti dei nostri boschi esercitano effetti non trascurabili sul loro ambiente, dimostrando una sorprendente varietà.

Con il suo piumaggio giallo e azzurro la cinciarella   la cincia pi elegante ed ha anche una spiccata intelligenza....
La cinciarella

Gli uccelli

Gli uccelli soffrono il freddo e gli eventi climatici avversi, ma ogni specie ha elaborato strategie per far fronte alle avversità. Alcune sono semplici e conosciute, altre sono insolite e davvero inaspettate.

Il modo più semplice per sopravvivere all’inverno, sembrerà scontato, ma è quello di attrezzarsi con un buon piumaggio. Il pinguino imperatore ad esempio riesce ad affrontare le rigidissime temperature e i blizzards dell’Antartide (dove le temperature possono toccare i -60 gradì) grazie a un piumaggio d’eccezione. Ad aiutarlo però c’è anche il contatto corporeo con gli altri individui della colonia, che gli consente di non disperdere calore.

Un brivido caldo

Arriva l’inverno e con lui arrivano anche la pioggia, il gelo, la neve. Ma come fanno gli uccelli ad affrontare la stagione fredda? La scienza ci aiuta a rispondere a queste domande e ci spiega anche come possiamo aiutare gli uccelli a superare l’inverno.

Gli uccelli che trascorrono l’inverno qui da noi (uccelli stanziali) devono adottare speciali strategie di sopravvivenza. Sono due le specie che assumono un’importanza particolare per il bosco: la nocciolaia e la ghiandaia. Entrambe nascondono le scorte alimentari per l’inverno nel suolo, per la gioia dei forestali! Alcuni uccelli, soprattutto durante la notte, rabbrividiscono per aumentare il calore del corpo. Il tremore causato dal brivido di freddo accelera il metabolismo del corpo e genera spontaneamente calore. Purtroppo tremare non è una strategia che funziona a lungo e soprattutto richiede molte calorie che vanno reintegrate attraverso il cibo.

Occupiamoci degli uccelli che non migrano. È questo il caso di alcune specie di galliformi come la pernice bianca, specie che si spinge sopra il limite della vegetazione, e del fagiano di monte, che mettono in atto la strategia “dell’igloo”: con temperature piuttosto rigide, si infilano sotto la coltre nevosa, per non disperdere energia. Nella freddissima foresta, una delle poche specie a resistere all’inverno senza migrare è una piccola cincia (Parus atricapillus) che, quando la temperatura cala sotto i meno 30 gradi, cessa di muoversi e alimentarsi, poiché dedicarsi alla ricerca del cibo comporterebbe un consumo di energia superiore a quella generata dalle calorie ingerite. In condizioni di freddo estremo questo piccolo passeriforme si “tuffa” nella neve fresca, creando un intercapedine dove può godere di una temperatura relativamente più elevata.

Vediamo due uccelli in particolare: La Ghiandaia e la Nocciolaia

La ghiandaia si è specializzata nei semi contenuti nelle pigne del pino cembro. Con il suo possente becco estrae i pinoli dalla pigna e li raccoglie nel gozzo. Una volta riempito il gozzo, cerca un posto adatto dove sotterrare queste preziose scorte energetiche. In un tipico nascondiglio si possono trovare da due a dodici pinoli di cembro, che hanno un valore energetico superiore a quello della cioccolata. Nel giro di tre o quattro mesi, il zelante volatile riesce a costruire sino a 20’000 nascondigli.

Durante l’inverno, la ghiandaia fa poi uso delle proprie scorte, ricordandosi con una precisione impressionante tutti i suoi nascondigli. La sua capacità di orientamento geometrico è straordinariamente precisa, perché riesce a ricordarsi la distanza dei suoi nascondigli da alberi, blocchi di pietra e altri elementi del paesaggio. Non ha bisogno di un secondo tentativo per trovare le sue scorte, neanche sotto una copertura nevosa spessa vari metri. Anche se circa l’80% dei “magazzini di scorte” viene consumato, i semi di cembro che non vengono rintracciati rimangono perfettamente piantati nel suolo a una profondità compresa tra 0,5 e 5 cm. E se le condizioni sono favorevoli, germogliano già nel corso della primavera successiva. Approssimativamente il 90% di tutti i cembri presenti in una cembreta naturale proviene dai nascondigli della ghiandaia.

Anno dopo anno, questo utile volatile fornisce quindi un importante contributo alla rinnovazione del bosco di montagna. La ghiandaia riesce naturalmente a sopravvivere anche nei boschi privi di cembri, dove le sue scorte sono formate principalmente da nocciole.

Con la nocciolaia funziona tutto in modo analogo, ma prevalentemente con le ghiande di quercia o con le faggiole. Durante il rimboschimento delle zone colpite da sradicamenti da vento, la nocciolaia viene addirittura inclusa in modo mirato dai forestali nel processo di lavoro. A tal fine vengono allestite speciali “tavole” di legno, che vengono riempite con ghiande di quercia. Ogni esemplare crea una scorta invernale formata da circa 5 000 ghiande di quercia. La sua capacità di ritrovamento è equiparabile a quella della ghiandaia.

Mentre la ghiandaia era stata dichiarata specie protetta già negli anni ’60 del secolo scorso per il suo impegno e celebrata come “coltivatrice di cembri”, la nocciolaia ha ottenuto meno lodi. Inclusa nella lista delle specie cacciabili, finisce ogni anno sotto tiro. Ciononostante, la sua popolazione rimane stabile e così possiamo continuare a beneficiare dei servizi di questa “forestale con le piume” anche nei nostri boschi misti.

Volete aiutare gli uccellini in inverno?

In Italia scriccioli e cince, merli e pettirossi sono i frequentatori abituali delle città e delle campagne durante l’inverno. Se le basse temperature, la neve o il gelo possono rappresentare per loro un problema. Il modo migliore per aiutarli è installare una mangiatoia in giardino o sul davanzale di casa.

Ce ne sono almeno di tre tipi: quelle “aperte”, quelle coperte da un tetto, che tengono lontano alcuni ospiti come i corvidi, le tortore e i piccioni, e infine quelle “a rete”, specifiche per cince e picchi muratori. Il menù: fringuelli, verdoni e cardellini preferiscono semi di mais o di girasole. Merli, pettirossi e cince sono ghiottissimi di briciole dolci, senza disdegnare grasso e frutta secca. Se poi preparate un “filo” di arachidi e noce di cocco, non è affatto esclusa la visita di un picchio muratore.

IMPORTANTE: i farinacei non sono da considerarsi l’alimentazione ideale per gli uccelli, ma qualche briciola di panettone o di biscotti può aiutarli ad accumulare energie per superare i giorni più freddi dell’anno. I semi ricchi di grassi “buoni” costituiscono sempre la dieta da preferire.

Alla prossima puntata: Gli altri animali in inverno