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La Camera ha dato il via libera alla proroga dello smart working per i frontalieri fino al 31 dicembre. Per il via definitivo alla proroga del DL è necessario l’0k del Senato, i frontalieri potranno dunque riprendere a svolgere lo smart working sino al 40% del tempo dell’orario di lavoro, vale a dire 2 giorni la settimana. Questo dopo che dal 1° luglio, la quasi totalità dei 15 mila frontalieri interessati dal tema del telelavoro è rientrata in presenza oltreconfine, per non incappare in ripercussioni di natura fiscale.

L’altra problematica segnalata da Ocst riguarda il fatto che «la deroga del 40% varrà solo sul piano fiscale (dunque sull’Irpef) e non sul piano previdenziale (l’Inps)». Poiché l’Italia non ha ancora aderito ai nuovi regolamenti della Comunità europea, sul piano Inps rimarrà il tetto del 24,99%. Sulla vicenda ieri è intervenuto anche il presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera, Massimo Mastromarino, che ha espresso l’auspicio «di una regolamentazione definitiva del provvedimento nei prossimi mesi, nell’ambito dell’attuazione del nuovo accordo fiscale».


Questioni ancora aperte
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Candiani e Andrea Pellicini, che hanno confermato di «aver insistito molto per questa proroga, che pur non risolvendo in via definitiva le problematiche su questa dibattuta vicenda, rappresenta un traguardo raggiunto a favore dei frontalieri».
Ora, come detto, serve l’ultimo via libera del Senato, dopodiché la proroga sino a fine anno e retroattiva al 1° luglio dovrà essere formalizzata alla controparte svizzera. L’obiettivo è arrivare ad un provvedimento in via definitiva entro fine anno, tenendo come base il “modello francese” ovvero i 2 giorni la settimana in telelavoro sperimentati in questi mesi. Si tratterebbe di una stabilizzazione accolta di buon grado su entrambi i lati del confine.

Marco Palumbo

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