Il 9 settembre la Commissione europea presenta una legge che consente ai comuni di limitare gli affitti turistici dove le case costano troppo rispetto agli stipendi. Come funziona, e che cosa dicono i numeri delle città che ci hanno già provato

0tto è il numero che nei prossimi mesi stabiliràquali città europee avranno il potere di limitare gli affitti brevi. Rappresenta una soglia economica precisa: misura quanti anni dello stipendio medio di chi ci vive servirebbero per comprare una casa in quel territorio.Se ne servono più di otto, la zona viene dichiarata ufficialmente “a stress abitativo”, definizione contenuta nell’Affordable Housing Act, il regolamento che laCommissione europea presenterà il 9 settembre, che dovrà comunque essere approvato. L’idea di fondo sembra semplice: offrireuna cornice giuridica che permetta a sindaci e regioni di interveniresenza vedersi bocciare i regolamenti dai tribunali, come è successo più volte in questi anni.

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Affitti brevi, la stretta europea: cosa potranno fare i comuni

Qualche informazione su cosa conterrà il documento è già circolata: la prima è che, nelle aree riconosciute sotto stress, le autorità locali potranno limitare le locazioni brevi negli immobili che non siano l’abitazione principale di chi affitta. Altre regole riguarderebbero il tetto al numero massimo di notti all’anno, ilcontingentamento delle nuove autorizzazionie, nei casi più gravi,lo stop a nuove aperture.

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Due paletti fondamentali

I sindaci potranno anche porre condizioni all’acquisto e all’uso di immobili residenziali destinati a restare vuoti o a diventare seconde case, senza però discriminare in base alla nazionalità dell’acquirente e senza divieti generalizzati.Due i paletti che conteranno più di tutti gli altri. Il primo è chechi affitta la casa in cui vive solo per pochi giornimentre è in vacanza,non è toccato dalla norma. Così come chi affitta solo una stanza restando dentro ad abitare. Il secondo, che i comuni dovranno dimostrare un nesso concreto fra gli affitti brevi e il peggioramento dell’accesso alla casa in quel territorio, non limitarsi a dichiararlo.

La Commissione presenta una proposta che permette ai comuni di limitare gli affitti turistici dove le case sono diventate inaccessibili. (Getty Images)

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Quali città italiane rischiano di rientrarci

Secondo l’ufficio studi Tecnocasa, se si applicasse la regola dell’otto all’Italia, la mappa delle città in emergenza si disegnerebbe da sola. AMilano, per esempio, servono quasi13 anni di stipendio per comprare un appartamento di 85 metri quadri. ARomace ne vogliono 9,2e aFirenze 9,1. Tre città che superano ampiamente la soglia critica e che verrebbero colpite subito dal provvedimento. Va precisato che il calcolo della Commissione europea si basa sul reddito netto disponibile per famiglia, ma la sostanza non cambia:Milano, Roma e Firenze finirebbero comunque dritte nella lista neradelle aree «a stress abitativo»insieme a molte zone turistiche della costa e delle isole dovei prezzi delle case sono ormai insostenibili per chi ci vive tutto l’anno.

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Chi protesta e con quali argomenti

L’Aigab, l’associazione italiana dei gestori di affitti brevi,parla di milioni di posti letto a rischioe dimezzo milione di famiglieche nel settore hanno investito risparmi e, spesso, l’eredità di una casa di famiglia trasformata in reddito. Rappresenta la categoria, è vero, e il suo compito è questo, ma il punto che solleva è reale:in Italia l’affitto breve non è solo grandi gestori,è anche la seconda casa della pensionata in Rivierae il bilocale per pagare l’università ai figli


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Cosa succede a chi viaggia

Dal lato turisti, se il provvedimento sugli affitti brevi fosse già in vigore,ci sarebbero due conseguenze immediate per loro: la prima, che diventerà molto più difficile trovare un appartamento intero da affittare su Airbnb nelle zone centrali, mentre ci saranno più stanze singole affittate nelle case in cui vive il proprietario, perché non toccate dalla misura europea. La seconda che, con la limitazione degli appartamenti turistici,la vacanza sarà più costosa. Del resto, l’obiettivo della norma non è tutelare il portafoglio dei turisti, magarantire un tetto a chi in quelle città lavora e vive ogni giorno.

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L’Affordable Housing Actabbasserà davvero gli affitti?

Questa è la domanda che il regolamento non risolve, e su cui conviene guardare chi è arrivato prima.Barcellona ha annunciato la fine delle licenze turistiche entro il 2029ed è diventata il modello che tutti citano. L’effetto sui canoni, al momento, però,è una frenata più che una discesa: secondo il rilevamento di Idealista, dopo anni di rincari a doppia cifra, c’è stato un cambio di passo, ma molto meno di quanto promettevano i sostenitori della stretta.Rimane, oltretutto, il grande capitolo del sommerso, una parte del mercato che semplicemente scompare dai registri.

Fonte

DiVALLE INTELVI NEWS

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