Favola per i bambini della Valle Intelvi

C’era una volta, sopra Ramponio, un monte chiamato Caslè, dove sorgevano antiche pietre coperte di muschio e silenzio. Nessuno sapeva più da quanto fossero lì. Alcuni dicevano fossero resti di un villaggio antico, altri che fossero il trono di giganti addormentati.

Un giorno d’estate, tre bambini del paese — Lisa, Tommaso e Nino — decisero di salire sul monte per cercare rane nel laghetto che si adagiava tra quelle antiche pietre. Si erano portati solo una merenda, dell’acqua, un retino e tanta voglia di avventura.

Attraversarono il laghetto saltando sulle pietre piatte e, proprio mentre l’acqua rifletteva un raggio di sole tra le fronde, una nebbia sottile si alzò dal nulla. I bambini si guardarono stupiti, e quando posero piede sull’altra sponda… il mondo era cambiato.

Niente più sentieri tracciati, niente cartelli in lontananza. Davanti a loro c’era un villaggio fatto di capanne di paglia, fuochi accesi e uomini con mantelli di lana grezza che parlavano una lingua misteriosa.

«Benvenuti, piccoli viandanti del tempo!» disse loro una vecchina, che li guardava benevolmente come se li stesse aspettando da sempre.

I bambini avevano varcato la soglia del Castelliere del Tempo Perduto.

La meraviglia si impadronì di loro…in breve tempo impararono a fare il pane con le pietre calde, a creare vasi con l’argilla del torrente, e a leggere il cielo per sapere quando si deve seminare. Ogni sera, intorno al fuoco, ascoltavano storie di orsi, lupi e cervi che guidavano i viaggiatori nella nebbia.

Il tempo trascorreva velocemente e i tre bimbi, immersi nella loro fantastica avventura avevano scordato che i loro genitori li aspettavano per la cena.

A Ramponio infatti era scoppiato il panico. Le famiglie non li vedevano rientrare. I genitori li cercavano nel bosco, lungo i sentieri più impervi, venne attivata la Protezione civile e i vigili del fuoco e anche gli elicotteri ma senza alcun successo. Dei tre bambini, nessuna traccia.

Passarono sette lunghi giorni di disperazione, poi all’alba dell’ottavo giorno, una signora scorse i tre bambini scendere lentamente dal monte Caslè. Avevano vestiti sporchi di terra, occhi sgranati… e un’espressione incantata.

Lisa, Tommaso e Nino erano tornati ed erano tra le braccia dei loro genitori. Raccontarono di non aver mai avuto fame, né freddo. Dissero di aver vissuto in un villaggio antico, di aver imparato mille cose e di aver parlato con una donna misteriosa che conosceva il loro nome.

Nessuno credette alla loro storia. Troppa immaginazione”, dicevano gli adulti. “Sarà stato un sogno collettivo.”

Ma Lisa, non si arrese. Si frugò nelle tasche e trovò la moneta che le aveva regalato la vecchina e la mostro alla mamma…Non era una moneta moderna. Era di rame antico, sottile, con un sole a dodici raggi inciso su un lato e una spirale sull’altro.

Gli esperti la esaminarono. “Pre-romana”, dissero. “Ma dove l’avete trovata?”

Tommaso e Nino seguirono l’esempio della loro amichetta e mostrarono un piccolo pettine intagliato e una freccia di selce ancora perfetta.

Da quel giorno, nessuno dubitò più della loro avventura, e da allora , molti bambini della Valle vanno a giocare vicino al laghetto. Sperano, un giorno, di attraversarlo… e di entrare anche loro nel Castelliere del Tempo Perduto per conoscere gli antenati di tanti tanti anni fa.

Testo Manuela Valletti

Immagine Lunem

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Di VALLE INTELVI NEWS

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