Assemblea pubblica alla Comunità Montana: tante domande, risposte giudicate insufficienti dai cittadini. Al centro della protesta il traffico dei mezzi pesanti, l’impatto ambientale e il futuro turistico della Valle.
Perché è stata scelta proprio la Valle d’Intelvi per ospitare un impianto di betonaggio di queste dimensioni?
È questa una delle domande poste dal Comitato Intelvi Radar durante l’assemblea pubblica tenutasi oggi, alle ore 17, presso la Comunità Montana. Una domanda che, secondo quanto emerso dall’incontro, non ha trovato una risposta ritenuta soddisfacente dai cittadini presenti.
La scelta di Castiglione è stata contestata con forza dai numerosi partecipanti, che hanno espresso la propria contrarietà alla realizzazione dell’impianto.
Politici e tecnici chiamati a illustrare il progetto hanno fornito spiegazioni che, in diversi momenti, sono state giudicate troppo tecniche e poco esaustive. I cittadini hanno insistito sulle proprie preoccupazioni, ribadendo con fermezza che l’impianto di betonaggio non deve essere realizzato in Valle d’Intelvi.
Ottanta camion e il problema dell’acqua
Tra le questioni sollevate, quella relativa al traffico dei mezzi pesanti. Alla domanda su quanti camion dovrebbero raggiungere l’impianto nell’arco delle 24 ore, è stato indicato il numero di 80. A questo dato si aggiungerebbe un ulteriore flusso di autobotti, il cui numero non è stato precisato durante l’incontro, considerata l’insufficienza, secondo quanto riferito, della disponibilità idrica in loco per le necessità di produzione.
Numeri che alimentano le preoccupazioni dei residenti per le ricadute sulla viabilità e sulla qualità della vita.
Al centro del dibattito anche l’impatto ambientale, con interrogativi relativi al rumore prodotto dall’attività dell’impianto e alla possibile dispersione di polveri nell’ambiente. Questioni che, per i cittadini, richiedono risposte puntuali e garanzie concrete.
Una decisione che appare già scritta?
Dall’assemblea è emersa, tra i partecipanti, la sensazione che il percorso verso la realizzazione dell’impianto sia ormai avviato e che gli spazi per incidere sulla decisione siano limitati.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamato l’orientamento espresso nel 2024 dai Comuni della Valle in merito al progetto, con le eccezioni di Dizzasco e della Comunità Montana, secondo quanto riferito durante la riunione. Un passaggio che merita di essere approfondito attraverso gli atti ufficiali, per ricostruire con precisione le posizioni assunte dai diversi enti e le successive tappe dell’iter.
Questa, in sintesi, la cronaca dell’assemblea. Ma il problema resta aperto.
Presenti: sindaco Pozzi, sindaco Tremezzina , Presidente Provincia, Tecnici ANSA e altri
La mia considerazione personale:la Valle non può pagare il prezzo di un altro territorio
Individuare la Valle d’Intelvi come sede di un impianto di betonaggio di questa portata, con un’attività prevista fino al 2031, rappresenta, a mio giudizio, una scelta inaccettabile.
La Valle sta faticosamente cercando di rilanciare la propria vocazione turistica, valorizzando il paesaggio, i borghi e la qualità della vita. È davvero questa la prospettiva che si vuole offrire al territorio?
Una presenza stimata di 80 camion al giorno, oltre agli eventuali mezzi aggiuntivi, solleva interrogativi che non possono essere liquidati con spiegazioni tecniche. La viabilità della Valle è caratterizzata da una strada provinciale di dimensioni limitate e con numerose curve, percorsa quotidianamente da corriere, mezzi di soccorso, ambulanze e da un traffico turistico significativo.
È evidente che un progetto di questa portata richiede valutazioni approfondite e garanzie verificabili sulla sicurezza stradale, sulle emissioni, sul rumore e sulle conseguenze per le comunità locali.
Durante l’incontro è stato richiamato anche l’obiettivo, attribuito ad ANAS, di alleggerire il traffico sulla Tremezzina attraverso questa scelta. Un obiettivo che, se confermato, non può tuttavia prescindere da una valutazione complessiva delle conseguenze sul territorio interessato.
Non si può risolvere un problema creandone un altro.
La Valle d’Intelvi ha diritto a conoscere le ragioni di questa scelta, a ottenere risposte documentate e a vedere tutelati il proprio ambiente, la sicurezza dei cittadini e il futuro turistico del territorio.
La domanda rimane: perché proprio la Valle d’Intelvi?
Manuela Valletti
