di Diego Cajelli

Non mi stupisce che nessun politico e nessun giornalista sia in grado di inquadrare e comprendere quello che è accaduto nei giorni scorsi.
Non puoi capire le basi di una rivolta non ideologica, formata da singole individualità che si coagulano senza uno schema verticistico, se dalla periferia, dai blocchi, dai casermoni delle case popolari ci sei solo passato davanti chiuso dentro un SUV.
Quelli stanno incazzati. E pure parecchio.
C’è un parallelismo meraviglioso. Ci hanno abituato a vivere in una perenne crisi, dove la crisi è sistemica, non transitoria. E noi borghesi ci viviamo, come se fosse normale. E diciamo che stiamo bene, grazie, tutto bene…
Quelli stanno così incazzati che se gli chiedi se sono incazzati ti rispondono di no.
È diventato il loro normale modo di vivere.
Provaci tu. Provaci tu a essere trattato come una merda a partire dall’asilo.
A vedere i tuoi genitori trattati come degli idioti perché capiscono male l’italiano. Genitori a cui dai del tu anche se non li conosci affatto.
Provaci tu. A diventare un problema alle elementari e un grande problema alle medie, perchè i soldi per un mediatore culturale o per un educatore li spendiamo per difendere i nostri sacri confini europei dall’armata rossa che preme alle porte di Tannhauser.
L’unico sostegno che hanno è una rete sociale di quartiere, formata da amici e parenti. Lo stato è percepito come assente.
Se c’è un problema non vanno dai Carabinieri, vanno da uno che conosce uno che conosce uno che magari lo risolve.
Uno dei riti di passaggio più importanti per noi borghesi, la patente a 18 anni, viene completamente saltato.
Non avrebbero i soldi per comprarsi un catorcio, figurati un Euro 8 alimentata a piscio di fata che fa fiorire i prati quando acceleri, ma la patente non la fanno per un motivo molto meno scontato.
Vogliono evitarsi l’umiliazione di non superare il test di teoria.
Perché chi doveva insegnargli a leggere e capire l’italiano non ha avuto i coglioni di farlo. Ecco perché girano in tre in monopattino.
Questi non guardano la televisione e se hanno letto qualcosa lo hanno fatto perché sono stati obbligati.
Tutti i nostri riferimenti socio culturali loro non li hanno. Hanno un altro immaginario e un altro linguaggio. Il che da un certo punto di vista va bene, perché oggettivamente gli anni sessanta hanno rotto il cazzo, ma dall’alto lato ti impedisce di avere un qualsiasi aggancio dialettico.
Non c’è immaginario comune. Non c’è contatto.
Attorno a loro è stato costruito un vuoto pneumatico. E i vuoti, lo sappiamo, alla fine si riempiono sempre.
Il loro vuoto è stato riempito con quanto di peggio la società del consumo ha da offrire.
Brand, soldi, oro, individualismo, prevaricazione, legge del più forte.
È un rapporto su scala adolescenziale basato sull’arroganza del più potente, la stessa, su scala mondiale, che ha Trump appena apre bocca.
Quelli stanno incazzati. E pure parecchio perché il loro unico metro di giudizio sociale è il rispetto.
Rispetto. Una parola che assume mille significati diversi, in parte legati alla dignità individuale, in parte come forma di riconoscimento sociale fondato sulla reputazione. Una vera affermazione di sé in senso hegeliano, che i Maranza sono in grado di riconoscere e trasferire su terzi.
E il rispetto te lo devi guadagnare. A volte basta poco, ma non è certo elargito di default.
Per loro il mondo è così e basta. Non ci sono alternative. Non ci sono rimedi.
Vivono la consapevolezza che o hai soldi o sei nella merda. Non c’è l’idea di un cambiamento, di una lotta per il bene comune.
Non c’è “un altro mondo è possibile” come urlava la mia generazione prima di essere massacrata nel 2001.
Quello che c’è adesso è molto più vicino al Progetto Mayhem di Palahniuk che a una manifestazione di studenti e operai del 1972.
L’unico ascensore sociale che percepiscono è la musica o il calcio. Fine.
Tutto il resto non esiste.
Per loro Baby Gang e simili sono dei modelli aspirazionali, gli unici che sono in grado di comprendere, perché tutti gli altri non siamo stati capaci di spiegarglieli.
Quelli stanno incazzati. E pure parecchio.
Provaci tu a vivere in un limbo dove non sei abbastanza italiano e allo stesso tempo non sei abbastanza marocchino per essere accettato come tale quando fai visita ai parenti.
Nella migliore delle ipotesi il loro futuro è lavorare per uno zio.
Lavori di merda, pagati in nero senza alcun tipo di garanzia.
In radio ho sentito l’intervista a un ragazzo che fa il muratore e prende 800 euro al mese.
Da Foot Locker un paio di Nike Air Max costa 189,99 euro.
Sull’inconsapevolezza del sottoproletariato Marx ha consumato fiumi di inchiostro.
Questi ragazzini non saranno in grado di riconoscere la propria condizione strutturale all’interno del sistema economico, ma tu sì.
E sfasciare la vetrina di Foot Locker è evidentemente un atto politico anche se non è l’atto politico che volevamo noi.

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