Sentirsi parte di qualcosa non è un lusso dell’anima, è uno dei bisogni più antichi che abbiamo. In quasi ogni quartiere italiano esiste una panchina che appartiene a qualcuno senza che nessuno l’abbia mai deciso. Il signore che la occupa ogni mattina non conosce davvero tutti quelli che passano, eppure li saluta per nome, sa chi ha cambiato lavoro, chi è tornato da una vacanza, chi ha il bambino che comincia la scuola.Se un giorno non c’è, qualcuno chiede dove sia. Questa attenzione leggera, quasi invisibile, è una delle forme più antiche di appartenenza, e non costa nulla a chi la offre.Spesso la domenica pomeriggio ci mette davanti a una domanda che durante la settimana riusciamo a evitare: a chi appartengo, e chi appartiene a me? Non nel senso del possesso, ma in quello del riconoscimento. Chi mi nota se mancherò, a chi darei una mano senza pensarci.Viviamo in un tempo in cui siamo collegati a tutti e spesso vicini a pochi, e la sensazione di far parte di qualcosa si coltiva con gesti piccoli e ripetuti, come un saluto sulla stessa panchina.

“L’uomo è per natura un animale sociale.”
– Aristotele eApri la Mente

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