All’inizio della Valle Intelvi, dove le montagne si stringono l’una all’altra come sorelle e i paesi sembrano usciti da un libro di fiabe, c’era un piccolo borgo chiamato Dizzasco. Lì viveva un asinello dal manto grigio chiaro e dagli occhi curiosi che si chiamava Tobia.
Tobia non era un asino qualunque. Amava ascoltare le storie degli anziani nella stalla, guardare le mani delle donne che impastavano il pane e i bambini che correvano felici tra i vicoli. Sognava di diventare famoso, non per la forza delle sue zampe o per la pazienza — che tutti gli asini hanno — ma perché sentiva il bisogno di essere considerato proprio nel luogo dove era nato, visto che lui quel luogo lo amava moltissimo.
Un giorno, mentre brucava tranquillo nel grande prato vicino a casa, sentì un gran trambusto arrivare dal centro storico. Palloncini, musiche allegre, bandiere colorate avevano invaso la strada. Si stropicciò gli occhi con le orecchie (sì, perché Tobia aveva orecchie molto lunghe) e si mosse verso quel frastuono.
«È tornata la Invasione degli Asini!» gridavano tutti.
Era una festa che ogni anno faceva emozionare la gente di Dizzasco. Per un giorno intero, gli asini diventavano i veri padroni del paese: sfilavano tra la gente, si facevano accarezzare, ascoltavano storie antiche e perfino assaggiavano prelibatezze preparate apposta per loro (come la focaccia alla carota!).
Tobia fu invitato a partecipare alla sfilata e, per la prima volta, indossò una ghirlanda di fiori alpini. Camminava fiero accanto ai suoi amici, mentre gli artisti dipingevano asini su tele e i bambini modellavano piccoli Tobia ritagliando cartoncini. Lo scultore del paese disse:
«L’asino è il simbolo della nostra gente: forte, paziente, silenzioso e tenace.»
Tobia alzò la testa con orgoglio. In quel momento capì che non aveva bisogno di diventare famoso lontano, perché il suo valore era già riconosciuto lì, tra le pietre antiche di Dizzasco, nel sorriso dei bambini e nell’amore della sua comunità.
E così, da quel giorno, Tobia diventò la mascotte della festa e lo rimase per molto tempo. Ogni anno, durante l’“Invasione degli Asini”, toccava a lui aprire il corteo con un sonoro raglio di felicità.
Morale della favola:
A volte il nostro sogno più grande è già lì, dove batte il cuore della nostra terra.
Testo:Manuela Valletti
illustrazione:Lumen
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