Rosa e i cavalée: un viaggio che rievoca la storia della gelsibachicoltura in Valle d’Intelvi

21 giugno nel Parco delle Fiabe a Cerano Intelvi

Un momento per riscoprire la storia e la vita locale attraverso la bachicoltura

Centro Valle Intelvi, 19 giugno 2024 – Lo spettacolo “Rosa e i cavalé (cavalée: baco da seta)” è una narrazione rivolta a un pubblico di adulti e bambini; nasce con l’obiettivo di far rivivere una pagina della storia e della vita locale legata alla gelsibachicoltura in Valle d’Intelvi. Questo settore, un tempo parte fondamentale dell’economia contadina fino agli inizi del ‘900, è stato riscoperto e valorizzato grazie alle ricerche delle docenti Patrizia Maspero e Rina Bernasconi, dell’Associazione Amici di Dizzasco e Muronico. Lo spettacolo rappresenta un omaggio alla tradizione e alla memoria storica della comunità locale, riportando alla luce un’attività che ha segnato profondamente la vita e l’economia della valle.         

Lo spettacolo, in programma il 21 giugno 2024 nel Parco delle Fiabe a Cerano Intelvi, allo 20.45, prevede musica dal vivo e una ricerca di canti storici tipici delle filande e negli incannatoi comaschi. Lo stesso rientra nel programma del progetto P.N.R.R. La cultura che accoglie – Borghi comacini in reteed è volto – Intervento 2 Conoscere, comprendere, comunicare: la condivisione del patrimonio come strumento di promozione.

La bachicoltura era un’attività economica di sopravvivenza per le popolazioni della Valle, del Lago, della Brianza e del Veneto. La produzione di bozzoli garantiva entrate economiche alle famiglie, che, con il ricavato, “pagavano le tasse” e acquistavano pane per i figli. La fornitura di grandi quantità di bozzoli permetteva la produzione del prezioso filo di seta (da un bozzolo si ricavavano 800/1000 metri di filo di seta comasca).

L’allevamento dei bachi da seta era un lavoro arduo: i bachi dovevano essere nutriti costantemente, accuditi e puliti, poiché si cibavano giorno e notte senza sosta. Il primo passaggio, dal bozzolo al filo, avveniva negli incannatoi: uno storico è rappresentato dalla “Filanda Castelli”, a Dizzasco. Questa fu la prima struttura preindustriale della Valle (1914/1930). Nell’incannatoio della Valle Mulini – Parco del Telo, le “tusan” (bambine e ragazze operaie) svolgevano un lavoro faticoso per 10, ma anche dodici ore al giorno con una pausa brevissima, già dalla quarta elementare. Questo lavoro ingrato era svolto sotto il controllo di capi molto severi ed era sottopagato.

Da qui il sottotitolo dello spettacolo: Grassi bruchi e bambine spremute (sfruttate, senza giochi, senza adolescenza).

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