Tanto, tanto tempo fa, quando ancora le valli parlavano con le montagne e il vento portava messaggi segreti tra i rami dei faggi, il Monte Auragio era custode di un segreto prezioso: una stella caduta dal cielo.
Quella stella non era come le altre. Non bruciava né si spegneva, ma pulsava di una luce dolce e costante, nascosta nel cuore della montagna, proprio dove un giorno sarebbe sorta la chiesetta di San Zeno. Dicevano che quella luce proteggesse chi attraversava il lago e la valle, soprattutto durante le bufere.
Un giorno, un gruppo di maestri comacini — sapienti costruttori di chiese e castelli — stava tornando da Verona, dopo aver ultimato una magnifica basilica. Mentre la loro barca scivolava sul lago, si scatenò un’improvvisa tempesta. Onde alte come giganti urlanti minacciavano di rovesciare l’imbarcazione.
Fu allora che uno di loro, il più anziano, gridò al cielo:
“San Zenone, salvaci! Se usciremo vivi da questa bufera, ti costruiremo una chiesa sulla cima più alta che vedremo!”
E come per miracolo, il vento si calmò. Una luce tenue, come quella di una stella, apparve sulla vetta del Monte Auragio, guidandoli verso la salvezza. Fedeli alla promessa, scalarono la montagna e lì edificarono una piccola chiesa: San Zeno, su un antico luogo sacro, proprio sopra dove la stella era caduta tanto tempo prima.
Nel tempo, la chiesa divenne rifugio per viandanti, luogo di preghiera per i pellegrini, e perfino baluardo silenzioso contro le intemperie della storia. Gli eremiti che vi abitavano raccontavano ai bambini che la stella era ancora lì, sotto l’altare, e che la sua luce tornava visibile solo ai puri di cuore nelle notti più limpide.
Ogni anno, da tutte le valli, la gente saliva al monte per rendere omaggio al Santo e alla luce che non si spegne mai.
E si dice che, ancora oggi, se guardi bene il cielo da lassù, proprio dove la facciata rossa si staglia contro l’azzurro, potresti scorgere una stella che sembra battere come un cuore: è la Stella del Monte San Zeno, che veglia su tutti i bambini della Valle.
Testo Manuela Valletti
Immagine Lumen