Una favola della Valle Intelvi

C’era una volta, in un borgo tra i monti e il cielo, un’antica chiesetta che custodiva un segreto d’amore: una piccola statua scura, con occhi profondi come la notte e un sorriso dolce come la rugiada. Era la Madonnina Nera di Loreto, protettrice dei campi, delle famiglie e di tutti i cuori lanzesi.

Ogni anno, alla fine di gennaio, succedeva qualcosa di magico: tutte le case di Lanzo si ricoprivano di rose e da ogni parte del mondo i figli di Lanzo tornavano al loro nido. Qualcuno arrivava dalla Francia, altri dalla Svizzera, perfino dall’Argentina. Tutti avevano lo stesso desiderio: rivedere la Madonnina e chiederle una carezza per il cuore.

Per tre giorni il paese si illuminava. Le strade si riempivano di profumi buoni, le campane che suonavano allegre e voci piene di ricordi creavano un dolce brusio tra le vie del borgo. I bambini erano i veri protagonisti: vestiti a festa, portavano fiori, candele e disegni per sfilare orgogliosi nella grande processione con il naso all’insù e lo sguardo emozionato.

La Madonnina, portata a spalla, sembrava viva. I suoi occhi guardavano con tenerezza ogni bimbo e accoglievano ogni richiesta. A lei si chiedevano tante cose: una salita più leggera quando la vita sembrava in salita, un raccolto generoso se si coltivava la terra, o una piccola grazia silenziosa che solo il cuore sapeva.

Si racconta che una volta un bimbo, di nome Pietro, chiese alla Madonnina di far tornare il nonno che era lontano per lavoro. E proprio il giorno dopo, il nonno comparve, con la valigia in mano e un sorriso pieno di lacrime.

Da allora, ogni anno, Pietro era il primo a porgere un fiore alla Madonnina. E diceva:

“Lei ascolta, sempre. Basta parlare con il cuore.”

E così, ancora oggi, la Madonnina Nera di Lanzo continua a proteggere il suo popolo. E i bambini crescono sapendo che c’è un piccolo angolo di cielo che scende sulla Terra… proprio nell’ultima settimana di gennaio.

Testo Manuela Valletti

Illustrazione Lumen

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Di VALLE INTELVI NEWS

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