Una favola della Valle Intelvi
Tanto tempo fa, quando le signore portavano grandi cappelli piumati e i signori passeggiavano con bastoni intagliati, nel cuore verde della Val d’Intelvi viaggiava fiera una funicolare. Era la Funicolare dei Sogni e ogni giorno saliva e scendeva tra Lanzo d’Intelvi e la riva lucente del Lago di Lugano, a Santa Margherita di Valsolda.
Non era una funicolare qualunque. Si diceva che i suoi vagoni, costruiti con grande maestria e dipinti di rosso capissero i pensieri della gente. Quando salivi a bordo con un sogno nel cuore — fosse un amore lontano, un nuovo lavoro in città o un desiderio segreto — la funicolare lo prendeva con sé, lo portava in alto o lo faceva scendere fino al lago, per lasciarlo lì a maturare come un frutto al sole.
Per settant’anni la Funicolare portò avanti e indietro centinaia di sogni, erano i desideri di lavoratori, poeti, bambini e turisti giovani e anziani che nel tragitto bellissimo tra il monte e il lago si sentivano sempre molto felici.
Un giorno, però, i sogni furono travolti dai ritmi della modernità e divennero più frettolosi, più rumorosi, più impazienti. Nessuno voleva più aspettare il tempo lento di una salita per poter sognare e a nessuno interessava godersi il paesaggio tra un faggio e un nocciòlo.
Così, la funicolare si fermò. L’ultimo viaggio fu in un pomeriggio d’autunno del 1977 e da allora i binari tacquero, le carrozze rosse di fermarono per sempre a Lanzo e rimasero in attesa. Gli uccelli ci fecero il nido, le foglie d’autunno vi danzavano sopra e nessuno raccontava ai bambini della vecchia funicolare e di quanto fosse stato bello raggiungere il lago attraversando il bosco sulle sue carrozze.
Ma gli spiriti della montagna custodiscono la memoria e così ogni anno, il 15 settembre, il giorno in cui la Funicolare fu inaugurata, si avverte ancora un lieve ronzio tra gli alberi: è il respiro addormentato della motrice, che aspetta di essere svegliata.
Quest’anno, però, è successa una cosa strana; tutti gli abitanti della valle, giovani e anziani, iniziarono improvvisamente a parlare della vecchia funicolare come se fossero stati travolti dalla nostalgia: ne parlavano nei bar, nei negozi e nelle piazze di tutti i paesi. Anche le volpi, i cervi e le aquile — che tutto ascoltano in silenzio — capirono che qualcosa si stava muovendo.
Fu allora che arrivò una lettera speciale, portata da un merlo dalla gola rossa. Era una lettera del FAI che aveva raccolto migliaia di firme tra umani e animali per chiedere una cosa sola:
«Ridateci la Funicolare dei Sogni. Il tempo è maturo. Noi rivogliamo i nostri sogni e solo sulla Funicolare possiamo viverli serenamente.»
E così si racconta che, nella notte del solstizio d’estate, i vecchi ingranaggi abbiano scricchiolato un poco. Che il primo vagone, un po’ impolverato ma ancora fiero, abbia sussurrato:
«Forza ragazzi è ora di rimetterci in viaggio, la gente della Valle ha bisogno di noi, non possiamo far svanire i loro sogni”
Gli altri vagoni si tolsero di dosso la polvere del tempo, ritornarono ad essere luccicanti e furono pronti a partire.
ChissĂ se la gente della valle riuscirĂ a trovare un manovratore e se il percorso da Lanzo a Santa Margherita sarĂ ancora percorribile? Di una cosa siamo certi: se nessuno di loro rinuncerĂ ai propri sogni prima o poi la Funicolare tornerĂ a funzionare.
Testo Manuela Valletti
Immagine Lumen