Gli impianti di betonaggio sono indispensabili per la lavorazione e produzione di materiali utilizzabili per vari tipi di opere. Tali strutture sono però identificate, dall’art. 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie e relative modifiche, come Aziende Insalubri di Prima Classe che,durante la macinazione e le lavorazioni, producono intenso inquinamento atmosfericoda gas e polveri, inquinamento acustico, possibile inquinamento di acque superficiali e di falda. Non possono perciò essere installati in zone di tutela assoluta e di rispetto quando sussistono punti di captazione di acqua potabile destinata al consumo umano e in presenza di immobili ad uso abitativo.
Il previsto impianto, che dovrebbe interessarel’area dietro al distributore di carburante in Castiglione Intelvi per trattare rocce e terra provenienti dalla galleria della “Variante”, ai sensi dell’art.94 d.lgs 152/2006 (aree di salvaguardia di captazioni idropotabili), occuperebbe proprio un’area sottoposta a vincoli di Zona di Rispetto per sorgenti di acqua potabile. L’impianto che sarebbe anche a stretto contatto con immobili ad uso abitativo, prevede l’accumulo la lavorazione e la gestione di rifiuti nonché l’apertura di un pozzo per acqua ad uso industriale, assolutamente vietato dove sussistono punti di captazione di acqua pubblica immessa nella rete idrica Comunale, notizie verificabili chiedendo accesso agli atti nel proprio Comune che si riferiscono al progetto. Esiste poi una relazione ARPA dove si evidenzia che, da una valutazione preliminare sulla base dei dati forniti, l’inquinamento acustico supererebbe la soglia consentita sia di giorno che di notte, con impatto sulla qualità di vita e sulla salute dei residenti. Il raggio di attenzione per l’inquinamento acustico del betonaggio è di 500 m. dal sito dell’installazione.
Preme anche ricordare che un impianto di betonaggio di medie dimensioni consuma circa 30 – 40 tonnellate di acqua al giorno!
In sostanza potremmo trovarci in valle una azienda insalubre di prima classe, in una zona con punti di captazione di acqua potabile, con un enorme consumo di acqua. Lascio ai lettori ogni valutazione sull’opportunità di inserire un tale impianto in Valle che, fino a qualche anno fa, veniva chiamata Il Cuore Verde di Lombardia e che vive già una oggettiva carenza di acqua.
La presenza di una tale azienda insalubre,potrebbe anche dare una immagine fortemente negativa della zona, con probabili ripercussioni su commercio, turismo e mercato immobiliare e,ovviamente, sulla salute di cittadini e ambiente, acqua sorgiva compresa. Il conferimento di materiali da lavorare, provenienti dagli scavi della “variante”, prevede anche un notevole traffico, diurno e notturno, di mezzi pesanti con aumento di inquinamento e problemi legati al rallentamento del traffico veicolare.
Una serie di pec da parte del Comitato il “Calicanto”, sono state inviate alle autorità di competenza ma, nonostante le evidenze, le autorità vorrebbero dare corso al progetto come dichiarato recentemente sulla Provincia del luglio scorso.
Questo è un articolo estremamente riassuntivo ma chi volesse approfondire l’argomento, come già suggerito, potrebbe fare richiesta di “accesso agli atti”. Non limitandosi alla visione del progetto,otterrebbe quelle relazioni che pongono in evidenza i reali problemi di realizzazione e gestione dell’impianto: Comune di Dizzasco con dettagliato parere tecnico, dove tra le varie valutazioni, viene evidenziata l’ubicazione dei punti di captazione acqua potabile proprio inarea prevista per l’impianto – ARPA dove si sottolineano gli oggettivi problemi di inquinamento acustico – Regione Lombardia ATS che sottolinea come nella zona di rispetto, non andrebbero gestiti rifiuti di lavorazione.
Pur considerando la realizzazione della cosiddetta “variante” un’opera strategica, pare inderogabile una ulteriore valutazione sull’opportunità di installare una azienda insalubre in un’area così “delicata” per i motivi sopra descritti.
Un’ultima considerazione sulla stretta vicinanza del possibile impianto con l’edificio settecentesco che ospita la Madonna del Restello. Tale opera verrebbe inevitabilmente “interessata” da fumi e polveri nonché “sollecitata” dalle vibrazioni delle lavorazioni di vagliatura e macinatura delle rocce con possibili problemi di stabilità.
Per concludere, le dichiarazioni fatte da più parti secondo le quali senza il betonaggio a Castiglione si causerebbero ancora ritardi nella realizzazione della galleria sembrano vuote di ogni reale significato. I ritardi, senza entrare nei particolari, sono imputabili a problemi tecnici e organizzativi, gli impianti ove conferire e lavorare le rocce degli scavi ci sono e sono già utilizzati e operativi.
Remo Carlo Egardi

