Dal modello ZES del Sud a un possibile schema nazionale: il governo studia l’estensione delle semplificazioni a tutta Italia
Nate per rilanciare il Sud, le ZES potrebbero presto cambiare scala. Il governo ha aperto alla possibilità di estendere i meccanismi semplificativi a tutto il territorio nazionale. Un’ipotesi che riapre il dibattito anche in Lombardia.
Il 26 maggio 2026, durante l’assemblea di Confindustria, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato una possibile estensione nazionale del modello ZES. Il governo sta infatti studiando le modalità tecniche per applicare all’intero territorio i meccanismi semplificativi già sperimentati con le ZES del Sud. Il riferimento è soprattutto alle autorizzazioni accelerate, alla riduzione dei tempi burocratici e agli strumenti di incentivo agli investimenti produttivi. La premier ha ricordato anche l’estensione già avvenuta verso Marche e Umbria, indicando la volontà di ampliare ulteriormente il modello. La linea indicata è quella di utilizzare strumenti straordinari per sostenere i territori più esposti alla competizione economica internazionale e favorire nuovi investimenti industriali.

# Le possibili candidate al nord: Val d’Intelvi, Val Cavargna, Valsolda e Valtellina

Tra le aree che potrebbero rientrare più facilmente in un modello ZES esteso al nord ci sono le valli lombarde. In prima fila compaiono aree come la Val d’Intelvi, la Val Cavargna, la Valsolda e parte della Valtellina. Territori montani con densità ridotta, forte pendolarismo transfrontaliero e una crescente difficoltà nel trattenere lavoratori e attività economiche sul versante italiano. La Val d’Intelvi, sospesa tra il lago di Como e il lago di Lugano, rappresenta uno dei casi più simbolici: una valle storicamente legata a Milano, ricca di turismo, sentieri e piccoli borghi di confine come Erbonne, ma inserita in un contesto economico dominato dall’attrazione svizzera. Anche la Valtellina viene spesso citata nel dibattito sull’autonomia e sugli strumenti speciali per le aree alpine, soprattutto per il tema infrastrutturale e per il confronto con i territori autonomi del Nord-Est.
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# L’ordine del giorno approvato nel 2025 per le ZES dedicate alle aree di confine con la Svizzera

In Lombardia il tema era già emerso nel 2025con la proposta di una ZES dedicata alle aree di confine con la Svizzera. Il governo aveva accolto un ordine del giorno promosso dalla Lega per avviare una Zona Economica Speciale nelle province di Como, Varese, Sondrio e quella piemontese di Verbano-Cusio-Ossola. L’obiettivo dichiarato è ridurre il gap salariale con il mercato svizzero e rafforzare la competitività delle imprese italiane nelle aree di frontiera. Il progetto prevede un “assegno di frontiera” direttamente in busta paga per i lavoratori residenti in Italia e incentivi fiscali fino al 50-60% per le aziende attive nei territori coinvolti. Secondo il deputato Stefano Candiani, la misura interessa circa 70mila frontalieri. Le risorse inizialiindicate partono da circa 60 milioni di euro già dal 2026, con una crescita prevista oltre i 100 milioni nel giro di due anni.
fonte MILANO città stato
