
Ecco il perimetro dell’autonomia lombarda, almeno in una prima fase: quattro materie in tutto. Calderoli ha chiarito i tempi con i quali intende rendere reale l’autonomia lombarda, sebbene limitata come sopra: entro la fine del 2027 o, meglio, entro la fine del mandato dell’attuale Governo. E ha chiarito anche che la riforma autonomista non è necessariamente a costo zero, non poggia necessariamente sul concetto dell’invarianza economico-finanziaria, come invece hanno dichiarato nei mesi scorsi diversi esponenti della Lega, compreso il presidente della Regione, Attilio Fontana, e del centrodestra più in generale.
A chiarire tutto questo è stato proprio un leghista: Roberto Calderoli. Il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie ieri pomeriggio ha firmato, a Palazzo Lombardia, insieme a Fontana, una pre-intesa sull’autonomia.
Il campo
Le materie, come detto, sono 4 e non prevedono la definizione di LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni): protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. Quanto alla prima, Calderoli spiega: «Oggi, nel caso in cui si verifichino fenomeni di dissesto idrogeologico o danni da maltempo, si chiede lo “stato di emergenza nazionale“, una richiesta impropria che permette, però, di attingere al relativo fondo, finanziato con 800 milioni di euro, al contrario dell’equivalente regionale. Ma prima di vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento possono passare 6 mesi. Con l’autonomia i presidenti di Regione potranno dichiarare lo stato di emergenza e offrire una risposta immediata a cittadini, sindaci e a chi ha subito danni. In legge di bilancio, abbiamo finanziato il fondo regionale per la protezione civile con 20 milioni per il 2025, 40 per il 2026 e 60 per il 2027». Quanto alle professioni, sarà data facoltà alla Regione di stilare albi professionali regionali e di individuare nuovi profili professionali.
Quanto alla previdenza, l’idea è che anche «la Regione possa promuovere, creare e finanziare nuove forme di previdenza complementare e integrativa». Rilevante il «coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario» che fuori dal burocratese significa «consentire alle Regioni che siano in equilibrio economico nel comparto sanitario e che rispettino i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza ndr) di avere più flessibilità e più discrezionalità nell’utilizzo dei fondi della sanità, senza dover sottostare ai vincoli attuali, che impediscono di dirottare risorse da una voce all’altra».
Le risorse
Non a costo zero. Quando gli si chiede, in ossequio alla logica dell’invarianza di bilancio, quale sia la stima delle risorse da trasferire dallo Stato alla Regione per gestire sul territorio le 4 materie, Calderoli spiega: «Non mi risulta che l’autonomia sia a costo zero. C’è la necessità di verificare se le risorse già stanziate siano sufficienti, nel caso non lo siano, le leggi di bilancio devono stanziare le risorse necessarie. Rispetto alle materie di cui stiamo parlando, per la Protezione civile, come detto, sono stati stanziati soldi in più. Le risorse in più andranno a vantaggio delle Regioni che chiederanno l’autonomia ma anche di quelle che non la chiederanno».
I tempi. «L’obiettivo è portare a casa entro la fine di questa legislatura l’intesa su queste 4 materie, dopo il passaggio in Consiglio dei Ministri e in Parlamento. E concludere la fase del federalismo fiscale, come scadenza , entro marzo 2026: è una milestone del PNRR, se no salta la rata di 32 miliardi e 600 milioni». «L’autonomia è una riforma epocale – sottolinea Fontana –. la pre-intesa avrà ricadute positive appena diventerà legge. In sanità avremo la possibilità di affrontare le necessità del territorio senza i vincoli assurdi che riguardano le percentuali delle diverse voci di spesa. Potremo usare 600 milioni per investirli negli incentivi salariali per il personale e nell’aumento delle prestazioni del servizio sanitario». «È fondamentale che si apra un pertugio sul tema dell’autonomia – afferma Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda e capogruppo in Senato –. Da qui si può avviare una rivoluzione amministrativa».