Cinghiali, polente e canne di fucile

16 Dicembre 2021 By VALLE INTELVI NEWS 0

Interviste impossibili: la proliferazione dei cinghiali, fra campagne e città, vista dal punto d’osservazione degli zannuti ungulati, con qualche soluzione non certo semplice da applicare

Sarebbero più che raddoppiati i soli dieci anni, i cinghiali, toccando ormai i due milioni di esemplari nel Belpaese. Questo secondo Coldiretti, la quale avrebbe denunciato i danni che tali animali apportano all’agricoltura, oltre che alla società in genere.

Intelligenti e, se vogliamo, a modo loro simpatici quando non disturbati, questi animali si sono adattati benissimo perfino all’ambiente urbano, arrivando a interagire con l’uomo in una molteplicità di situazioni. A conferma, si sono moltiplicati i video di comuni cittadini che riprendono cinghiali, a volte in situazioni divertenti, a volte meno. Perché trattasi pur sempre di animali selvatici, forti e quindi pericolosi se decidono di attaccare. 

Molto si è detto e si è scritto dei cinghiali e della loro proliferazione nelle campagne e nelle città. Si è quindi deciso di dare voce anche a loro, i cinghiali, per meglio comprenderne il punto di vista.

Caro Signor cinghiale, pare che voi suidi selvatici siate diventati un bel problema nella moderna società.
“Mica solo nella moderna società. Noi cinghiali si compare persino nella leggenda delle 12 fatiche di Eracle, Ercole per i romani. Una dozzina di imprese epiche, o comunque di faticacce, impostegli da Euristeo, mitologico re di Tirinto e Micene. In una di esse compare anche un cinghiale, di proporzioni enormi, che terrorizzava gli abitanti del Monte Erimanto, uno dei massicci più alti del Peloponneso. Con uno stratagemma, l’eroe ellenico riuscì a catturare la possente bestia, portata poi incatenata alla vista della popolazione e di quel re Euristeo che per la paura si sarebbe chiuso dentro un vaso di bronzo. Di tale impresa, nonché della figuraccia da pavido del re, resta traccia ancora oggi su alcuni vasi dipinti nel sesto secolo aC”.

Sì, vabbè, se è per questo Eracle avrebbe sconfitto a mani nude anche un leone, sempre secondo le leggende. Sai che fatica far cadere in un crepaccio innevato un cinghiale e poi incatenarlo mentre è ancora stordito…
“Non stiamo a sottilizzare. Mica tutti gli animali sono stati eletti per comparire nella nobile mitologia greca. Se ne faccia una ragione: voi, con noi, di problemi ne avete avuti da sempre. E noi con voi, perché alla fine sono gli uomini a darci da sempre la caccia per cibarsi delle nostre carni”.

Mi scusi, Lei inorridirà, ovviamente, ma una polenta con spezzatino di cinghiale è qualcosa che rasenta appunto il leggendario.
E lo so bene. Abbiamo carni saporite, magari un po’ dure, ma se si cresce a ghiande e radici, qualcosa di buono in corpo poi ci resta pure“.

Da qualche tempo però vi cibate anche di spazzatura, cioè da quando avete colonizzato le città e dovete arrangiarvi rufolando vicino ai cassonetti dei rifiuti.
Siamo onnivori, come voi. Adattabili, come voi. E se abbiamo fame e dobbiamo crescere i piccoli non badiamo tanto per il sottile, proprio come voi. Mi creda, siamo molto più simili di quanto voi stessi vogliate ammettere. Non a caso, è capitato che qualcuno di voi abbia addirittura addomesticato qualcuno di noi, facendolo diventare un animale di casa“.

Una tendenza già vista con i maiali. Non ha mai preso molto piede, ma sono diverse le persone che hanno deciso di tenere dei porcellini come animali da compagnia. Però un cinghiale, suvvia, non è mica così facile.
E perché? Se una famiglia umana adottasse un nostro cucciolo, lo nutrisse, lo coccolasse e gli creasse uno spazio in cui crescere tranquillo e protetto, alla fine si comporterebbe più o meno come un cane. Certo, quando poi raggiungerà la maturità sessuale, la natura lo richiamerà nei boschi alla ricerca di un suo simile con cui riprodursi. Ma non pensi che poi si dimentichi di voi e delle persone che lo hanno accudito. Per lui resteranno sempre riferimenti buoni, amichevoli. Davvero, è un peccato che le nostre specie non possano convivere serenamente”.

Guardi, potremmo dire la stessa cosa delle nutrie. Mica fanno chissà che: seguono la propria natura, ma fanno danni indicibili. Non solo fanno crollare gli argini dei canali, ma causano anche incidenti con auto e motociclette. Un tema in cui voi cinghiali siete sempre più presenti, visto il numero in crescita e la vostra compenetrazione con le aree antropizzate.
“Premesso che sulle strade vi ammazzate molto più fra di voi, per distrazione o per scelleratezza alla guida, il tema degli incidenti causati dagli animali è sicuramente molto sensibile. Lei lo saprà meglio di me che l’Osservatorio Asaps ha contabilizzato nel 2019 ben 164 incidenti classificati ‘gravi’ con 15 morti e 221 feriti. E nei primi dieci mesi del 2020, nonostante il lockdown, sarebbero avvenuti oltre 90 sinistri con almeno 10 morti e una quindicina di feriti. Protagonisti sono spesso, ma non sempre, i cinghiali. Lo stesso Osservatorio ha registrato 76 incidenti significativi nei primi sei mesi 2021. Per significativi si intende quelli in cui delle persone siano decedute o rimaste comunque ferite”.

Lo so, in effetti quelli che hanno causato solo danni materiali sono migliaia.
“E comunque, caro Lei, non è mica che gli incidenti li causiamo solo noi eh? I sinistri causati da animali selvatici, tutti, sarebbero intorno al 92%, mentre un 8% sarebbe dovuto ad animali domestici. E fra gli animali selvatici c’è dentro di tutto un po’. Per esempio, c’è chi è rimasto gravemente ferito o ucciso dopo aver investito un daino o un capriolo. Addirittura, un motociclista ha perso la vita perché una civetta gli ha sbattuto contro il casco facendolo cadere. E poi cerbiatti, tassi, volpi. Persino orsi e lupi.

In effetti, i casi sono molteplici. So poi che stanno prendendo piede i cosiddetti “dissuasori”. Installazioni energeticamente autonome che individuano la presenza di animali a bordo strada per una lunghezza di circa 600 metri e attivano un segnale luminoso visibile agli automobilisti in transito. Una sorta di avvertimento che permette di rallentare per tempo, prestando anche maggiore attenzione.
“Interessante soluzione, questa, cui come cinghiali plaudiamo senz’altro. Soprattutto sapendo che se l’automobilista non dovesse rallentare entrerebbe in funzione un sistema di dissuasione acustica che indurrebbe alla fuga gli animali”.

Addirittura. Ma come?
“Semplice: riproducendo il latrato di una muta di cani da caccia. Per noi è segnale che qualcuno di voi, armato di doppiette, ci sta braccando. Quindi cerchiamo rifugio nella macchia, o comunque lontani dalla strada. Siamo animali, mica scemi…”.

Gliene diamo atto. Peraltro, se l’incidente dovesse comunque avvenire, vi sono precise Leggi che obbligano gli automobilisti a fermarsi ed eventualmente prestare soccorso all’animale se ferito.
“Esatto. Chi non lo fa rischia anche di essere multato, come accaduto vicino a Pesaro. Non che siano multe salatissime, visto che l’importo è sugli 85 euro. Però, chi investe un animale selvatico ha il dovere di chiamare il 112 o il 113. Poi in alcuni casi anche voi umani siete davvero bizzarri”.

In che senso scusi?
“Pensi che dopo un incidente in cui un mio simile era rimasto ucciso nello scontro con un’auto, un altro guidatore si è fermato e anziché prestare soccorso ai propri simili dentro l’auto danneggiata si è preso la carcassa del cinghiale, se l’è messa nel baule ed è ripartito in un baleno”.

Penso che presto il Suo simile sia stato celebrato sul succitato letto di polenta.
“Probabile, però a me non fa mica tanto ridere l’idea di finire come spezzatino nel Suo piatto”.

Comprensibile, ma vede, i nostri interessi sono contrapposti. Più siete voi, più create danni e fastidi a noi. Più polente condiamo con il vostro spezzatino e meno problemi create.
“Non è mica detto sa? Secondo alcuni studi recenti pare che la sola caccia, di per sé, non porti alcun vantaggio significativo, specialmente se i cacciatori non sanno discernere le nostre gerarchie di branco e non comprendono le nostre dinamiche riproduttive”.

Ho letto in effetti posizioni contrastanti sull’argomento. Ma a prescindere dalle opinioni, nemmeno io ritengo che le sole doppiette possano risolvere il problema.
“Il vostro, di problema. Perché il nostro, di problema, sono proprio le doppiette. Del resto, prima ci avete reimmesso in alcuni areali, anche con finalità di caccia. Ora sempre voi maledite noi perché siamo diventati troppi. Peccato, o per nostra fortuna, che in quegli stessi areali avevate già spazzato via da tempo ogni forma di predatore superiore. Senza nemici naturali e con ampie superfici a disposizione non ci abbiamo messo molto a moltiplicarci. Ogni cucciolata fa da un minimo di 2-3 lattonzoli a un massimo di 7-8, con punte straordinarie di 10-12. Comprenderà bene che se ci troviamo vicini a un campo di granturco, con tutte quelle belle pannocchie a disposizione, per noi è una pacchia”.

Ho capito, ma per prendervi qualche pannocchia piallate praticamente mezzo campo. Per non parlare di come arate il terreno con le zanne per trovare cibo. Danni pazzeschi, perfino nei vigneti e nei frutteti.
“Eh, lo so. La natura le zanne ci ha dato, mica le cavapatate semoventi. Quelle abbiamo e con quelle facciamo”.

Però, ritornando al tema “contenimento”, mi parlava di un recente studio che suggerirebbe soluzioni diverse dalla caccia.
“Più che diverse, integrate. Secondo il lavoro di un team misto italo-britannico, la strada migliore da seguire sarebbe la caccia selettiva unita alla sterilizzazione delle femmine. Lavorando su due differenti aree, una in Italia, nel Lazio, l’altra in Inghilterra, il controllo della fertilità ha mostrato ottimi risultati quando applicato parallelamente all’abbattimento. Nessuna delle due pratiche da sola si è infatti mostrata sufficiente. Invece, abbinandole, i risultati sarebbero stati molto più elevati. Per esempio, l’utilizzo di contraccettivi sul 40% della popolazione femminile ha perfettamente integrato l’abbattimento del 60% degli esemplari adulti, maschi e femmine”.

Risultati quindi molto promettenti.
“Ai nostri occhi resta pur sempre una strage, quindi non pensi che tali ricerche ci piacciano, ma dobbiamo comunque ammettere che l’abbinamento delle due tecniche ha in effetti dimezzato il tempo di riduzione della popolazione fino al numero considerato fisiologico per entrambi gli areali. Se questo può fare seppellire l’ascia di guerra a voi e garantire la nostra vita in aree lontane dai vostri cassonetti, ben venga. Meglio pochi, ma liberi e felici in mezzo a boschi e colline, che tanti a spasso per le città a mangiare rifiuti“.

In effetti, come dare loro torto?

Fonte: Agronotizie