La Valle Intelvi è ricca di storia e arte

da Appacuvi – Prof. Marco Lazzati

#VALLE INTELVI #ARTE E STORIA #PAESI#CHIESE#DIPINTI#NATURA#ARCHEOLOGIA

La Valle Intelvi: paesaggio, storia ed arte

Posizione geografica
La Valle Intelvi, compresa tra il lago di Como (Lario) e quello di Lugano (Ceresio), è composta da due rami distinti: ilprimo scende da Lanzo fino ad Osteno sul Ceresio, percorso dal torrente Mora e dal Telo di Osteno; il secondo si innesta nel primo a S.Fedele e scende fino ad Argegno sul Lario, percorso dal Telo di Argegno.
Le alture principali sono: il monte Generoso (1701 m), il Pizzo delle Croce (1491 m), il Sasso Gordona (1410 m), il monte Sighignola (1302 m), il Pinzernone (1175 m), il monte Luria (1293 m), il monte Costone (1441 m), il monte di
Lenno (1589 m); appena fuori dei confini amministrativi della valle troviamo i monti Galbiga (1698 m), Tremezzo
(1700 m) e Crocione di Menaggio (1641)

La Valle Intelvi con i suoi 15 comuni.
La posizione e la struttura di questa zona verdissima favoriscono innumerevoli punti panoramici assai spettacolari,come la Sighignola (“Balcone d’Italia”), i monti Generoso, Galbiga, Tremezzo e Crocione di Menaggio, il Pizzodella Croce, il Sasso Gordona, oltre naturalmente ai belvedere di Lanzo e Pigra.
Uno sguardo sul Ceresio e le Alpi dal “Balcone d’Italia”. Il centro Lario visto dal monte di Tremezzo.

Raggiungibilità e viabilità.
La Valle Intelvi si raggiunge percorrendo la Statale Regina che costeggia la sponda occidentale del lago di Como.
All’altezza di Argegno si dirama la strada provinciale delle Valle Intelvi, che sale verso Castiglione e S.Fedele, per
poi proseguire verso Lanzo d’Intelvi, oppure scendere sul lago di Lugano presso Osteno.
Prima di Argegno parte un’altra carrozzabile per la Valle Intelvi, attraverso Schignano.
La valle è raggiungibile in auto anche dal lago di Lugano, percorrendo la via che da Porlezza conduce ad Osteno.
Una quarta via, attraverso la Svizzera, permette di raggiungere in auto Lanzo d’Intelvi passando per Maroggia e
Arogno.
Si può infine entrare in Valle Intelvi anche dalla svizzera valle di Muggio, transitando a piedi da Scudellate ed
Erbonne (frazione di S.Fedele), attraverso un bel ponte recentemente realizzato, che ne sostituisce uno precedente posto più a valle.
Attualmente la Valle Intelvi è attraversata da una fitta rete di strade carrozzabili che hanno soppiantato le vecchie mulattiere e carrarecce, in parte anche sovrapponendovisi, a volte anche sfruttando le strade militari del 1916-1917 legate alla cosiddetta “linea Cadorna”.
Fortunatamente restano comunque ancora numerosi tratti delle vie storiche, ancora percorribili per interessanti trekking culturali.


Origine geologica.

La roccia che costituisce i monti della Valle Intelvi (detta “calcare di Moltrasio”) ha avuto origine dai sedimenti
depositatisi su fondali marini a partire da 190 milioni di anni fa durante il Lias Inferiore (Giurassico). Questa roccia sedimentaria racchiude pochi ma significativi fossili: oltre alle consuete ammoniti, è famoso in tutto il mondo l’Ostenocaris Cypriformis, appartenente ad una classe di crostacei individuata per la prima volta grazie ai ritrovamenti di Osteno; alcuni fossili intelvesi sono conservati presso il Museo dei Fossili di Scaria (Lanzo d’Intelvi).
Durante l’orogenesi alpina (che ha avuto il suo culmine 25-30 milioni di anni fa), insieme ad Alpi e Prealpi, si sono formati anche i monti e gli avvallamenti che costituiscono la Valle Intelvi.
Successivamente, a partire da circa due milioni di anni fa, la valle fu interessata da numerose glaciazioni, che la
modellarono ulteriormente, lasciandovi anche vasti depositi morenici ricchi di massi erratici.
L’ Ostenocaris Cypriformis. Una lunga morena presso l’Alpe Nuovo di Pellio.

VALLE INTELVI – ARTE E STORIA ( da APPACUVI)


Preistoria e protostoria.
Le prime tracce umane relative alla valle Intelvi sono state rinvenute nella Grotta Generosa, con ingresso lungo le pendici del monte omonimo, nel comune di S.Fedele Intelvi: insieme a numerosissimi scheletri di Ursus spaeleus (orso delle caverne), sono venute alla luce alcune selci “musteriane” relative alle ultime fasi dell’Uomo di Neandertal e risalenti a 40-60 mila anni fa.
Altri reperti più tardi si riferiscono a clan di cacciatori – raccoglitori nomadi del tardo Mesolitico (6500 – 5500 a.C.),che seguivano branchi di animali (cervi, stambecchi, ecc.) tra foreste di conifere e che producevano microselci scheggiate in forme geometriche, delle quali sono stati rinvenuti molti esemplari ad Erbonne (comune di S.Fedele) ove vi sono anche tracce relative ad un posteriore insediamento pastorizio della tarda Età del Bronzo (ceramiche e probabili tracce di abitazioni) e successiva prima Età del Ferro (ascia ad alette terminali del secolo VIII a.C.).
Tra la tarda Età del Bronzo e gli inizi della Prima Età del Ferro (cioè tra il 1200 e l’800 a.C.) risale anche il castelliere preistorico del monte Caslé (Ramponio), attualmente in fase di scavo da parte del museo di Como. Poco a valle, presso un masso coppellato, è stato individuata una frequentazione relativa all’Età del Rame (III millennio a.C.).
Relativamente al periodo gallico (IV-I sec. a.C.), tombe furono rinvenute a Schignano (spada in ferro), a Ponna
Fondo (vaso a trottola) e ad Erbonne (vasetti e moneta).


Il sito archeologico di Erbonne (S.Fedele d’Intelvi). Scavi archeologici al castelliere del Caslé di Ramponio.
Età romana ed altomedievale.

La romanizzazione proseguì lentamente nelle terre periferiche, ove l’elemento celtico perdurò a lungo, e si completò solo in epoca imperiale. Tombe del periodo della romanizzazione furono rinvenute a Pellio Superiore (via Lem) e S.Fedele (in località Selva). Sepolture di epoca imperiale si rinvennero invece a Scaria (presso il cimitero) e a Ponna Fondo, mentre una tomba tardoromana si rinvenne a Lura (comune di Blessagno).
Durante il Basso Impero, il regno ostrogoto e la successiva guerra tra Goti e Bizantini, la zona dei laghi lombardi è stata munita di numerosi fortilizi, documentati dalla letteratura ed in parte già confermati dall’archeologia.
A Laino doveva sorgere uno di questi fortilizi, ove ora si trova, in posizione altamente strategica, l’oratorio di
S.Vittore. Una epigrafe del 556 d.C. attesta la costruzione di un castrum (fortilizio) ad opera del suddiacono
Marcelliano della chiesa milanese. Poco lontano, nel 1908, furono rinvenuti due bellissimi orecchini a cestello in oro filigranato, tipici manufatti romano-bizantini del VI-VII secolo e presenti sovente nelle tombe femminili longobarde romanizzate. Il sito è in fase di scavo da parte del museo di Como.
Al periodo di transizione tra Tardo Antico e Alto Medioevo si devono probabilmente ascrivere anche i massi-avello (tombe scavate in massi erratici) di Scaria (comune di Lanzo d’Intelvi).
Copia dell’epigrafe di Marcelliano (556 d.C.). Il sito fortificato di Pellio Superiore a scavo ultimato.

Tra la fine dell’VIII secolo e gli inizi del X risalgono i primi documenti scritti che nominano la Valle Intelvi
(“Antellaco”, “Antelamo”, che diverrà più tardi “Antelavo” e, dopo il Mille, “Intelavo”); tali carte, che testimoniano
precocissime migrazioni di carpentieri intelvesi a Pavia, gettano le premesse per la futura potentissima associazione
genovese dei magistri Antelami, costruttori originari della valle e zone limitrofe.
I più antichi documenti citano in particolare Scaria (anno 799) e Verna, dove esisteva una casa del monastero
milanese di S.Ambrogio (anno 875).
Proprio nell’Alto Medioevo si era andata consolidando la specializzazione degli abitanti delle vallate circostanti il
Ceresio nelle attività costruttive e decorative, che, perpetratasi ed incrementatasi nei secoli successivi, avrebbe dato luogo al più vasto e duraturo esempio di migrazione in massa di specialisti che la storia europea ricordi: una miriade di maestranze dei laghi lombardi che ininterrottamente, dall’età longobarda ai giorni nostri, invasero l’Italia e quindi l’Europa, dalla Spagna alla Russia, dalla Sicilia alla Svezia.
Al X secolo (periodo degli imperatori Ottoni) appartiene il fortilizio venuto alla luce a Pellio Superiore tra il 1986 e il 2002, grazie agli scavi condotti dal museo di Como: oltre a monete ed altri reperti, vi si rinvennero un cunicolo che conduceva ad un pozzo sotterraneo, nonché sette sepolture antiche di bovini, dovute forse ad un’epidemia.
Basso Medioevo – Romanico e Gotico.
In età comunale scoppiò una guerra decennale tra Como e Milano (1118-1127), terminata con la vittoria del
capoluogo lombardo e durante la quale i Comaschi chiesero spesso aiuto agli Intelvesi in qualità di ingegneri militari: tra essi emerse Giovanni Bono da Visonzo (Castiglione d’Intelvi).
Contemporaneamente si sviluppava in Europa l’arte romanica, che ebbe anche nei Lombardi numerosi ideatori e diffusori e che pure in valle Intelvi ha lasciato cospique tracce, tra cui spiccano il bel portale della chiesa di S.Fedele, l’abside di quella di Veglio (comune di Cerano, con interessanti affreschi) ed i campanili di Cerano e Laino, nonché le parti più antiche del S.Pancrazio di Ramponio e del S.Nazaro e Celso di Scaria (comune di Lanzo d’Intelvi).
Tra i magistri Antelami (associazione genovese di costruttori originari della valle Intelvi e del Ceresio) si fece
particolarmente onore il grande scultore ed architetto Benedetto Antelami, attivo soprattutto a Parma alla fine del XII
secolo.
Per quanto riguarda l’età gotica (XIII-XIV sec.), ai vicini “maestri Campionesi” possiamo aggiungere l’intelvese
Lorenzo degli Spazzi di Laino, architetto nei duomi di Milano e Como.

Rinascimento e Barocco.
Anche alla diffusione dell’arte rinascimentale e barocca in Italia ed in Europa contribuirono immensamente gli
Intelvesi, mentre in valle (allora feudo dei Rusca e dei Marliani) molte chiese furono in questi periodi trasformate ed
abbellite. Tra gli artisti (architetti, scultori, stuccatori e pittori) intelvesi di tali epoche ricordiamo i Bregno, Sormani e
Comanedi di Osteno, i Canevali, Spazzi e Ceresola di Lanzo, i (de) Allio e i Carloni di Scaria, i Lurago, Medaglia,
Daria e Ferrata di Pellio, gli Aliprandi, Barberini, Frisoni, Quaglio, Retti e Scotti di Laino, gli Orsolino e della
Torre di Ramponio, i Solari e Valnegra di Verna, i Ferretti di Castiglione, gli Orsi(ni) di S.Fedele), i Ferradini di
Casasco, i Comparetti di Pigra. Più tardi anche i Giani di Cerano e gli Inganni di Dizzasco.

Al di là dei meriti artistici (che furono notevoli solo per alcuni), resta l’immenso impatto storico creato da queste
maestranze che, unite a quelle dell’adiacente Canton Ticino, trasformarono di fatto l’aspetto di molte città europee.
Caso emblematico: Ludwigsburg, dove il castello ed il primo embrione della città sorsero ad opera di architetti e
decoratori intelvesi (Frisoni, Retti, Ferretti, Corbellini, Carloni, Scotti), con al seguito più di 600 conterranei.
Marco Lazzati Breve presentazione della Valle Intelvi ver. 2.0, giugno 2010

A cavallo tra XVII e XVIII secolo si diffonde tra gli Intelvesi l’arte della scagliola, che consiste nell’imitazione del
marmo e dell’intarsio marmoreo mediante impasti di gesso variamente colorati.
Anche la Valle Intelvi è ricchissima di testimonianze artistiche relative a questi periodi che è impossibile
riassumere in questo paragrafo; le elencheremo invece tra poco a proposito dei rispettivi comuni.
Età contemporanea.
Agli inizi del XIX secolo la Valle Intelvi fu protagonista di un tentativo generoso quanto velleitario di rivolta contro il
regime napoleonico, capeggiata da due cognati di Ramponio: Molciani e Passerini. Abbandonati dalla maggior parte
della popolazione, i due furono catturati e ghigliottinati.
La Valle Intelvi partecipò anche ai moti insurrezionali contro gli Austriaci con la sfortunata rivolta capeggiata da
Andrea Brenta di S.Fedele nel 1848. Catturato l’anno successivo, il Brenta fu fucilato a Camerlata (Como).
Durante la prima guerra mondiale, in relazione alla cosiddetta “linea Cadorna”, approntata nel timore di una
violazione della neutralità elvetica, anche la Valle Intelvi fu interessata dalla costruzione di strade, trincee e
postazioni militari, tuttora ben visibili.
Del periodo della seconda guerra mondiale ricordiamo il giuramento che i partigiani locali fecero nel 1943 presso la
chiesa di S.Pancrazio di Ramponio.

I comuni della Valle Intelvi.
La Valle Intelvi è formata da 15 comuni, che qui elenchiamo con le rispettive attrattive artistiche e paesaggistiche.
Le quote riportate sono arrotondate alla decina e si riferiscono al centro del paese.
Argegno
Si trova sulle sponde del Lario, all’imbocco della Valle Intelvi, a quota 210.
La cinquecentesca parrocchiale della SS:Trinità fu demolita nel 1931 per creare una piazza.
L’attuale neoromanica parrocchiale della SS.Trinità, eretta nel 1928, si trova in riva al lago.
Interessante il borgo medievale, con il ponte sul Telo (XII-XVII sec.).
Lungo l’antica via per Schignano si trovano i resti di edifici presso il luogo ove sorgeva il distrutto castello medievale
e, più a monte, l’oratorio barocco di S.Anna, con stucchi di scuola barberiniana ed affreschi che si rifanno in parte ai
modi del campionese Isidoro Bianchi.
Lungo la via per Dizzasco, si trova l’antica parrocchiale di S.Sisinnio, divenuta più tardi parrocchiale di Muronico
(Dizzasco, v. oltre).

Blessagno
E’ situato a quota 760, lungo la strada che da S.Fedele conduce a Pigra.
La parrocchiale di S.Abbondio contiene stucchi e dipinti barocchi ed una scagliola del 1743.
Nella frazione di Lura è interessantissimo l’oratorio di S.Silvestro (XI-XVIII sec.). All’interno stucchi barocchi ed un
ciclo di affreschi cinquecenteschi (Madonna con Bambino e Santi del 1506 di G.Andrea de Magistris; ciclo dei Mesi
quasi coevo), seicenteschi (SS. Sebastiano e Rocco), nonché un bella tela del 1801 di Rocco Comanedi.
Piacevole la gita all’Alpe di Blessagno ed alle attigue zone panoramiche.

Castiglione d’Intelvi
Situato a quota 650, comprende le tre frazioni di La Torre, Montronio e Visonzo.
La chiesa arcipretale di S.Stefano di Montronio (documentata nel 1186) è stata in buona parte ricostruita nel XVII
secolo sui resti dell’antica chiesa plebana, cuore della pieve intelvese nel Medioevo; contiene stucchi e dipinti del
XVII-XIX secolo, nonché splendide scagliole policrome.

Di fronte sorge l’oratorio di S.Agata (XVI-XIX sec.), che sostituì momentaneamente la plebana (crollata nel
Cinquecento e ricostruita a partire dal 1638).
Sempre a Montronio troviamo casa Rinaldi, edificio medievale che conserva un raro ciclo di affreschi cortesi del XV
secolo (“camera picta”), con scene di caccia e vita castellana.

Nella frazione di La Torre troviamo i resti di un castello medievale trasformato in abitazione civile; a valle, lungo la
strada che sale da Argegno, sorge il settecentesco oratorio della Madonna del Restello, così chiamato dal cancello in
legno (“resc-tél”) che bloccava la via durante le pestilenze: contiene stucchi di G.B.Comparetti ed affreschi di Giulio
Quaglio (volta e pala d’altare) e Alessandro Ferrretti (ai lati).

Cerano d’Intelvi
Situato a quota 560, è composto dalle frazioni Cerano, Giuslino e Veglio.
La parrocchiale di S.Tommaso, assai rimaneggiata, conserva il bel campanile romanico dell’XI-XII secolo.
L’attigua via crucis settecentesca è stata ridipinta nel XX secolo da Gaetano Corti.
All’interno della chiesa stucchi e dipinti del XVII-XVIII secolo, nonché una bella pala cinquecentesca con la
Crocefissione, conservata in sacrestia.
L’oratorio di S.Zeno, che sorge sul vicino omonimo monte ed è raggiungibile a piedi, è stato di recente in buona parte
ricostruito sui resti dell’originale (XIII-XVII sec.) crollato nel XX secolo a causa di un fulmine.

La frazione di Veglio è caratterizzata da una bella piazzetta ricca di originali portali in pietra.
Appena fuori dell’abitato si trova la chiesa dei SS.Quirico e Giulitta, coi resti della stupenda abside romanica del XII
secolo (oggi cappella laterale), che conserva all’interno interessantissimi affreschi del XIV-XV secolo. All’interno della
navata dipinti e stucchi barocchi di pregevole fattura. Nella valle del Telo di Argegno, che separa Cerano da Dizzasco, si trovano vecchi mulini e magli ristrutturati, presso
un antico ponte rimaneggiato.


Claino con Osteno
Situato sul Ceresio a quota 280, alla foce del Telo di Osteno, il comune comprende le frazioni di Barclaino, Claino,
Osteno e Righeggia.
Ad Osteno il Telo sfocia con un impressionante orrido, dove furono anche girate alcune scene del film Malombra
ispirato all’omonimo romanzo di Fogazzaro, assiduo frequentatore della vicina Valsolda.
La parrocchiale dei SS.Pietro e Paolo di Osteno, documentata alla fine del Duecento, fu rimaneggiata nei secoli
successivi. All’interno un tabernacolo a muro ed una Madonna con Bambino, sculture quattrocentesche attribuite
all’artista locale Andrea Bregno, divenuto tanto famoso a Roma. Oltre ai numerosi stucchi e dipinti del XVII-XVIII
secolo, è notevole un crocefisso ligneo recentemente restaurato.

In riva al lago il bel porticciolo con i resti del Pretorio e della medievale torre carceraria.
Nella frazione di Righeggia si trova il seicentesco oratorio di S.Rocco, con copertura a capriate lignee.

Nel centro di Claino, ricco di interessanti edifici, troviamo un bel palazzetto medievale nei pressi della parrocchiale
di S.Vincenzo; documentata alla fine del Duecento, la chiesa contiene, oltra a stucchi e dipinti barocchi, una pala lignea
della fine del XV secolo, una Pietà dipinta dal Gentilino nel 1492 ed un bozzetto seicentesco in stucco dello scultore
locale Marco Antonio Prestinari, attivo nel duomo di Milano.
Lungo l’antica via che conduceva a Porlezza sorge l’oratorio di S.Giulia, di antiche origini ma in buona parte rifatto
nel XVII secolo; all’interno stucchi di Francesco Prestinari.
A Barclaino troviamo invece l’oratorio della Madonna delle Grazie, ricco di stucchi e dipinti barocchi.

Dizzasco
Situato a quota 506 è formato dalle frazioni Dizzasco, Biazzeno, Muronico e Rovasco.
Lungo l’antica via della Valle Intelvi, tra Biazzeno e Dizzasco, sorge la parrocchiale dei SS.Pietro e Paolo, con l’alto
campanile. Parrocchiale di Muronico è invece l’antica chiesa di S.Sisinnio (parrocchiale di Argegno fino al XV sec.),
rimaneggiata nel XVIII secolo e posta lungo l’antica via che dal Lario conduceva in Valle Intelvi. All’interno una bella
scagliola e numerose decorazioni opera dei Barelli di Ponna.
Rovasco e Biazzeno sono due graziose frazioni che conservano in parte i loro vecchi edifici.

Laino d’Intelvi
Il paese è situato a quota 670, lungo l’antiva via della Valle Intelvi, che unisce Argegno ad Osteno.
Poco fuori dell’abitato sorge la parrocchiale di S.Lorenzo (XI-XVIII sec.), con il bel campanile romanico ed un tratto
dell’antica facciata in pietre squadrate. L’interno, barocco, contiene splendidi stucchi seicenteschi della scuola dei
Colomba di Arogno e del lainese G.B.Barberini. Interessanti anche gli affreschi di Antonio Crespi e di uno Scotti.

Non lontano dalla parrocchiale, troviamo l’oratorio di S.Giuseppe, iniziato nel 1677 ma in buona parte realizzato nel
XVIII secolo. All’interno, oltre agli stucchi di Leonardo Retti, è pregevolissima la volta affrescata da Giulio Quaglio.
In paese è notevole il palazzo Scotti, con un grandioso affresco settecentesco raffigurante il Trionfo di Apollo,
attribuito al lainese Carlo Scotti o al padre Pietro.

Nella frazione di Scaria si incontra la chiesa di S.Maria, ricostruita in buona parte nel XVIII secolo. L’interno è un
capolavoro del Rococò europeo: gli splendidi stucchi sono del plasticatore locale Diego Francesco Carloni; gli
affreschi, altrettanto notevoli, sono del fratello Carlo Innocenzo.
Adiacente alla chiesa è il Museo Diocesano: contiene interessanti reperti, quali una croce astile romanica, tele di vari
autori, un ricchissimo “paradisino” dorato, le splendide statuette in legno di olivo del pelliese Ercole Ferrata.
Poco distante c’è il museo dei fossili, dipendente dal Museo di Storia Naturale di Milano: vi si custodiscono reperti
paleontologici di varie epoche, tra i quali il famosissimo Ostenocaris Cypriformis.

Presso il cimitero, lungo l’antica via che univa Scaria a Lanzo e presso un sepolcreto romano ed un masso-avello di
probabile epoca romano-barbarica, sorge la chiesa dei SS.Nazaro e Celso, monumento di grande interesse storicoartistico. Dell’edificio romanico restano alcune murature della navata e del campanile, mentre sul lato meridionale si
nota un elegante portichetto barocco che custodisce affreschi del XVI e XVII secolo. La primitiva abside romanica è
stata rimessa in luce da uno sterro del 1966. All’interno della chiesa sono notevoli gli affreschi absidali, opera di
G.Andrea de Magistris del 1516; un altro interessante ciclo fu eseguito nella navata dai Tarilli di Cureglia nel 1588.A valle del paese, in località Castello, nei pressi del già citato castrum del VI secolo in fase di scavo, si trova
l’oratorio di S.Vittore, edificio medievale rimaneggiato nel Seicento. All’interno stucchi seicenteschi attribuiti a
G.B.Barberini ed affreschi di Domenico Quaglio (zio di Giulio) del 1674-1676.


Lanzo d’Intelvi
Situato a quota 900, comprende anche la più bassa frazione di Scaria.
Ricchissimo di eleganti ville liberty circondate da sontuosi parchi, racchiude nel borgo anche vecchie corti.
La parrocchiale di S.Siro (XI-XIX sec.) ospita affreschi cinquecenteschi ed una bella acquasantiera seicentesca.
Fuori paese, lungo l’antica via che conduce verso la Valmara (Svizzera), sorge il seicentesco oratorio della Beata
Vergine di Loreto, assai venerato dai locali, eretto su progetto dell’architetto lanzese Pietro Spazzi.
Da Lanzo è possibile salire alla panoramicissima Sighignola (“Balcone d’Italia”); un’ottima vista si gode comunque
anche dal Belvedere di Lanzo.

Nella frazione di Scaria si incontra la chiesa di S.Maria, ricostruita in buona parte nel XVIII secolo. L’interno è un
capolavoro del Rococò europeo: gli splendidi stucchi sono del plasticatore locale Diego Francesco Carloni; gli
affreschi, altrettanto notevoli, sono del fratello Carlo Innocenzo.
Adiacente alla chiesa è il Museo Diocesano: contiene interessanti reperti, quali una croce astile romanica, tele di vari
autori, un ricchissimo “paradisino” dorato, le splendide statuette in legno di olivo del pelliese Ercole Ferrata.
Poco distante c’è il museo dei fossili, dipendente dal Museo di Storia Naturale di Milano: vi si custodiscono reperti
paleontologici di varie epoche, tra i quali il famosissimo Ostenocaris Cypriformis.

Pellio
Il comune è costituito da due frazioni: Pellio Superiore (a quota 800) e Pellio Inferiore (a quota 730).
In cima alla collina che sovrasta Pellio Superiore, poco lontano dal già citato fortilizio del X secolo, sorge la
parrocchiale di S.Giorgio, oggi anche Santuario della B.V. di Caravaggio.
Documentata nel 1186, conserva un tratto (assai rimaneggiato) dell’antica navata sul lato sud. Fu in gran parte
ricostruita tra XVI e XIX secolo; l’attuale coro trilobato con cupola è del 1923. All’interno, oltre a stucchi e
decorazioni moderne, troviamo un affresco cinquecentesco con il Presepe e la stupenda sacrestia rococò del XVIII
secolo.In centro all’abitato sorge la chiesa di S.Maria, di origine medievale ma rimaneggiata. Contiene due affreschi
cinquecenteschi con la Madonna del latte e S.Antonio da Padova ed un coevo splendido tempietto marmoreo.
Interessanti alcune case appartenenti ad antiche famiglie pelliesi: casa Noli-Pasquelli (già Spazzi, con cortile porticato
e pozzo), casa Corbellini (già Spazzi, con pozzo e affreschi liberty) e casa Manzoni (già Rossi, con camino in stucco).
Notevole anche l’affresco settecentesco di Pietro Molciani sull’androne che conduce alla Casa di Riposo, nonché la
vicina fontana-abbeveratoio già citata nel XVI secolo e rifatta nel XVIII.
A Pellio Inferiore troviamo la parrocchiale di S.Michele, documentata nel 1186 ma ampiamente rimaneggiata.
All’interno, oltre a stucchi ed affreschi, una bellissima pala d’altare di Carlo Innocenzo Carloni.
Lungo l’antica via che conduceva a Laino o a S.Fedele, in località Garello, sorge l’ex oratorio delle Madonna del

In centro all’abitato sorge la chiesa di S.Maria, di origine medievale ma rimaneggiata. Contiene due affreschi
cinquecenteschi con la Madonna del latte e S.Antonio da Padova ed un coevo splendido tempietto marmoreo.
Interessanti alcune case appartenenti ad antiche famiglie pelliesi: casa Noli-Pasquelli (già Spazzi, con cortile porticato
e pozzo), casa Corbellini (già Spazzi, con pozzo e affreschi liberty) e casa Manzoni (già Rossi, con camino in stucco).
Notevole anche l’affresco settecentesco di Pietro Molciani sull’androne che conduce alla Casa di Riposo, nonché la
vicina fontana-abbeveratoio già citata nel XVI secolo e rifatta nel XVIII.
A Pellio Inferiore troviamo la parrocchiale di S.Michele, documentata nel 1186 ma ampiamente rimaneggiata.
All’interno, oltre a stucchi ed affreschi, una bellissima pala d’altare di Carlo Innocenzo Carloni.
Lungo l’antica via che conduceva a Laino o a S.Fedele, in località Garello, sorge l’ex oratorio delle Madonna del
Fiume, di origina medievale (l’antica abside semicircolare è ora cappella laterale), ricostruito nel XVII secolo grazie ai
lasciti di due insigni Pelliesi: lo scultore Ercole Ferrata e Simone Dario. Oggi è la sede legale dell’APPACUVI
(Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi) e conserva al suo interno (oltre
ad un affresco cinquecentesco e ad una bella scagliola settecentesca) stucchi seicenteschi attribuiti al lainese
G.B.Barberini.
In paese troviamo le antiche abitazioni di Ercole Ferrata, dei Dario (o Daria, con la caratteristica Corte del Bavé),
nonché una bella fontana seicentesca attribuita al pelliese Domenico Morelli.
Da Pellio Superiore ed Inferiore partono interessanti itinerari verso i bellissimi pascoli dei rispettivi alpeggi.

Pigra
Situato a quota 880, è raggiungibile anche direttamente da Argegno mediante una funivia.
Appena a valle dell’abitato c’è la chiesa di S.Margherita, di origini antiche ma rimaneggiata anche di recente;
contiene una bella scagliola. Al centro del paese, ricco di scorci caratteristici, troviamo anche il cinquecentesco
oratorio di S.Rocco. Dalla stazione delle funivia e dal belvedere si gode di un’ottima vista sul Lario.
Da Pigra si possono raggiungere località altamente panoramiche come l’Alpe di Colonno ed i monti Galbiga, di
Tremezzo e Crocione di Menaggio, ricche anche di spunti naturalistici. E’ possibile anche scendere fino a Colonno
sul Lario mediante una mulattiera estremamente panoramica transitante per Corniga.


Fiume, di origina medievale (l’antica abside semicircolare è ora cappella laterale), ricostruito nel XVII secolo grazie ai
lasciti di due insigni Pelliesi: lo scultore Ercole Ferrata e Simone Dario. Oggi è la sede legale dell’APPACUVI
(Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi) e conserva al suo interno (oltre
ad un affresco cinquecentesco e ad una bella scagliola settecentesca) stucchi seicenteschi attribuiti al lainese
G.B.Barberini.
In paese troviamo le antiche abitazioni di Ercole Ferrata, dei Dario (o Daria, con la caratteristica Corte del Bavé),
nonché una bella fontana seicentesca attribuita al pelliese Domenico Morelli.
Da Pellio Superiore ed Inferiore partono interessanti itinerari verso i bellissimi pascoli dei rispettivi alpeggi. Storia e cultura —Parte Seconda

ANTONIO FOGAZZARO IN VALLE INTELVI

Maestri comacini : CARLONI