Addio Diego

Insieme a Diego Maradona oggi è morto il calcio. Quello vero, basato sulla fantasia, la classe, l’impossibile che diventava possibile. A vederlo non sembrava potesse essere il più grande calciatore del mondo. Piccolo, un po’ tozzo: non aveva l’eleganza di Van Basten, la raffinatezza di Platini, la potenza di Gullit, il fisico di Cruijff. Eppure…e qui ora riporto quello che scrissi nel libro “Centonovantesimi – Le 100 partite indimenticabili del calcio italiano”: “Eppure quel piccolo argentino, così simile a uno scugnizzo partenopeo, in campo incantava come nessun altro. Forse solo Pelé, perlomeno tra gli assi del dopoguerra, era riuscito a mostrare delle giocate paragonabili alle sue. Diego era un funambolo del pallone, un giocoliere del calcio. I suoi colpi erano sempre imprevedibili, irresistibili. Come quando, ai Mondiali del 1986 in Messico, fece due gol all’Inghilterra. Uno, fantastico, partendo dalla sua metà campo e dribblandosi mezza squadra inglese. Un altro, colpendo la palla con la mano. Poi, serafico, dichiarò: “E’ stata la mano di Dio…”.
Molti l’hanno criticato per la sua vita privata e per certi atteggiamenti fuori dalle righe. Gianni Minà, suo amico ed estimatore, lo ha così difeso: “E’ stato un genio perché ha riassunto in sé un milione di contraddizioni. Se fosse stato un atleta virtuoso, forse in campo non si sarebbe espresso con il folle genio di cui era capace (…). Con la scusa che era un ex campione di calcio si è detto che doveva essere un grande esempio per i giovani. Beh, questo è il massimo dell’ipocrisia: in un mondo dove girano montagne di miliardi si vorrebbe che il calciatore fosse un simbolo e si facesse portatore di certi valori. Ripeto: ipocrisia allo stato puro (…). Diego Armando Maradona è un ragazzo che non ha saputo gestire la vita. Quello che mi auguro è che riesca a ritrovare l’equilibrio con la stessa magia con cui giocava a calcio”. Quell’equilibrio Diego non l’ha mai più trovato. Ci rimane però per sempre negli occhi la magia ineguagliabile con cui accarezzava il pallone. Ad accarezzare lui ora sarà la “mano de Dios”.

Davide Grassi

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