Lombardia, epicentro della crisi lavorativa italiana

Nello stabilimento di Lomazzo della Henkel, multinazionale che produce in particolare detergenti, lavoravano circa 160 persone

Da inizio estate in Italia diverse aziende controllate da fondi esteri hanno chiuso e licenziato scatenando un’ondata di scioperi, proteste e manifestazioni di solidarietà. Viaggio in Lombardia dove nel giro di pochi giorni hanno chiuso i battenti due storiche industrie ancorate al territorio, ma controllate da una casa madre in Germania.

Qui a Lomazzo, la Henkel è sempre stata considerata come una mamma. Una mamma che però ora ci ha tradito nel peggiore dei modi. Per questo la ferita è ancora più forte”. Per vent’anni, Maurizio Gragnaniello ha lavorato come esperto nello stabilimento comasco della Henkel, una multinazionale di Düsseldorf che produce detergenti per il bucato e per le stoviglie. Un lavoro buono, considerato sicuro: “Era come essere un funzionario pubblico, tanto che bastava mostrare la busta-paga della Henkel per ottenere un mutuo senza problemi”. Una situazione che si è improvvisamente interrotta lo scorso 11 febbraio quando la proprietà tedesca ha annunciato la chiusura della fabbrica, gettando nello sconforto circa 160 lavoratori, tra dipendenti diretti e impiegati nell’indotto. Maurizio Gragnaniello ha pianto per alcuni giorni: “Non ci volevo credere, la fabbrica era una sorta di grande famiglia e per noi lavoratori è stata una doccia fredda. Durante la pandemia abbiamo prodotto come non mai e non ci aspettavamo certo una decisione come questa”.

Federico Franchini

Fonte

wp_121693

GIORNALE DELLA VALLE INTELVI NATO NEL LUGLIO 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *