RSA cosa accadde lo scorso anno durante il lock down?

Che cosa accadde lo scorso anno nelle RSA, nei ricoveri per anziani? In alcune di queste strutture ci fu una vera e propria strage, nessuno pensò agli anziani ricoverati, furono proprio gli ospiti delle RSA le vittime designate del Covid e lo furono per scelte sbagliate da parte delle regioni e anche per malcelati silenzi da parte delle strutture.

Pubblichiamo l’atto di accusa di Amnesty International che proprio nelle RSA fece indagini approfondite. Potete scaricarla e leggerla con calma e magari rifletterci per evitare che si ripetano errori fatali.

Ecco il titolo del rapporto di cui vi renderemo conto.

ABBANDONATI!

VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA VITA, ALLA SALUTE E ALLA NON DISCRIMINAZIONE
DELLE PERSONE ANZIANE NELLE STRUTTURE SOCIOSANITARIE
E SOCIOASSISTENZIALI DURANTE LA PANDEMIA IN ITALIA

“La nostra risposta al COVID-19 deve rispettare i diritti
e la dignità delle persone anziane”
Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres

L’impatto della pandemia sugli ospiti delle strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali 
per persone anziane varia notevolmente tra le diverse aree del paese, in parte in conseguenza della 
situazione epidemiologica generale relativa al COVID-19 nelle singole aree, in parte in base alla risposta 
delle autorità di fronte all’emergenza a livello locale: in Italia le competenze inerenti all’assistenza 
sanitaria e sociosanitaria sono demandate alle regioni, le quali dispongono di un notevole grado di 
autonomia nell’interpretazione e nell’attuazione delle politiche del governo centrale. Per la realizzazione 
del presente rapporto, Amnesty International ha concentrato l’attenzione su tre regioni: Lombardia, 
Emilia-Romagna e Veneto. 

Nel rispondere alla pandemia, il governo italiano e le autorità regionali non sono riusciti a intraprendere 
misure tempestive per tutelare la vita e i diritti delle persone anziane presenti nelle strutture residenziali 
sociosanitarie e, di fatto, hanno adottato politiche e consentito pratiche che hanno messo a rischio la 
vita e la sicurezza sia degli ospiti che degli operatori sanitari. Tali decisioni e politiche hanno prodotto o 
contributo a determinare violazioni dei diritti umani degli ospiti anziani residenti, in particolare del diritto 
alla vita, alla salute e alla non discriminazione8. Hanno anche avuto un impatto sui diritti alla vita privata 
e familiare degli ospiti delle strutture ed è possibile che, in certi casi, ne abbiano violato il diritto a non 
essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti.

L’Italia non è riuscita a reagire in modo tempestivo al dilagare di decessi correlati al COVID-19 nelle 
strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali per persone anziane. Misure di protezione 
fondamentali (quali restrizioni alle visite, procedure di controllo delle infezioni, esecuzione di tamponi su 
ospiti e personale di strutture residenziali sociosanitarie per persone anziane) non sono state adottate 
affatto oppure non lo sono state nella misura necessaria, se non quando il virus era già diffuso in 
maniera incontrollabile. Mentre, per decisione del ministero della Salute, le visite ai pazienti ricoverati 
in ospedale sono state vietate dal 22 febbraio a livello nazionale9, le restrizioni alle visite nelle strutture 
residenziali sociosanitarie per persone anziane sono state lasciate alla discrezionalità delle autorità 
regionali, che ne hanno permesso la prosecuzione in qualche forma fino a metà marzo. Durante questo 
periodo il virus si è diffuso all’interno di queste strutture che, nonostante fossero abitate dalle persone 
più vulnerabili, erano impreparate ad affrontare la sfida, con un conseguente significativo picco di 
decessi. Sebbene i dati siano molto lacunosi, laddove questi sono disponibili rivelano uno sconvolgente 
aumento dei decessi nelle strutture residenziali sociosanitarie per persone anziane verificatosi nel mese 
di marzo, con un aumento del 270% a Milano (capoluogo della Regione Lombardia10) e del 702% a 
Bergamo11.

“Noi nelle Rsa siamo stati abbandonati; siamo stati messi in situazioni ad alto rischio per le quali non avevamo le capacità e non abbiamo ricevuto alcuna guida, nessun supporto”. Direttore di una Rsa, Milano

Nello stesso periodo in cui ai visitatori si continuava a consentire l’accesso alle strutture residenziali 
sociosanitarie per persone anziane (e alcune delle più grandi accoglievano centinaia di visitatori al 
giorno), nelle stesse strutture arrivavano anche pazienti infetti dimessi dagli ospedali. Alcuni non erano 
stati affatto sottoposti al tampone, ma per altri era stata accertata in ospedale la positività al COVID-19
e si era proceduto all’invio presso le strutture residenziali sociosanitarie per persone anziane senza 
verificarne la capacità di assistere queste persone in sicurezza.

L’8 marzo, al culmine del contagio, la Regione Lombardia ha assunto la decisione di dimettere i pazienti 
ospedalieri inviandoli verso strutture residenziali sociosanitarie per persone anziane, compresi pazienti 
positivi al COVID-19, nell’intento di liberare posti letto ospedalieri12.
La direttrice di una Rsa di Bergamo (Lombardia) ha raccontato ad Amnesty International cos’è 
successo:
TROVERETE TUTTO SUL DOCUMENTO DA SCARICARE....

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